Supercoppa Italiana: Scoppia la polemica, stadio semi deserto ed incomprensioni in conferenza stampa.

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Ieri si è disputata a Riyad la prima semifinale valida per l’accesso all’ultimo atto della Supercoppa Italiana tra Napoli e Fiorentina, terminata 3-0 per i partenopei. A fare notizia è però la scarsa partecipazione del pubblico allo stadio che, se sommata alle dichiarazioni dei giornalisti arabi nella giornata di avantieri, inizia davvero a far storcere il naso sulla decisione della Lega Serie A di disputare la supercoppa nazionale in territorio estero.

PIÙ DI MEZZO STADIO VUOTO: I DATI

Le squadre di Mazzarri ed Italiano si sono affrontate sul terreno dell’Al-Awwal Stadium, il quale ospiterà anche la semifinale di oggi tra Inter e Lazio e la finale, in programma il 22 gennaio. I dati ufficiali hanno registrato un totale di 9762 spettatori su 25000 posti, per cui meno della metà dell’effettiva capienza della struttura.

GIORNALISTI ARABI IN CONFERENZA STAMPA: COSA È SUCCESSO

Alla vigilia della prima semifinale, i giornalisti arabi hanno chiesto perché ci fossero Lazio e Fiorentina e non Juventus e Milan. È dovuto intervenire l’amministratore delegato della Serie A, Luigi de Servio, per spiegare la formula e garantire grande spettacolo. Episodi che sottolineano come probabilmente non vi sia preparazione nei confronti del modello della competizione, al quale sono state apportate modifiche proprio quest’anno.

PERCHÉ IN ARABIA?

La nuova Supercoppa prevede la formula, sul modello spagnolo, delle Final Four. La Lega Calcio è ricaduta su questa scelta per una questione di entrate economiche, triplicate rispetto a quelle della stagione precedente. Secondo i dati raccolti da Eurosport, si parla infatti di 23 milioni di euro in palio (contro i 7,5 milioni complessivi dell’anno passato):
• 8 milioni di euro destinati alla squadra vincitrice.
• 6.8 milioni di euro verranno incassati dalla Lega Calcio.
• 5 milioni di euro assegnati invece alla finalista perdente.
• 1.6 milioni di euro a testa stanziati per le due semifinaliste perdenti.
È dunque chiaro che la motivazione dietro la decisione, ormai presa nel 2018, di giocare la Supercoppa Italiana fuori dai nostri confini è di pura matrice economica. Così facendo però viene sempre più a mancare la componente spirituale che caratterizza questo sport da secoli. Nella costante ricerca di nuovi introiti si sta perdendo di vista ciò che davvero è il motore del calcio, la passione. Quando ci si imbatte in immagini, come quelle trasmesse da mediaset, di uno stadio semi deserto, in un paese privo di cultura calcistica, a causa di accordi economici, una sola domanda sorge spontanea: “Il calcio è ancora dei tifosi?”.

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