30 Dicembre 1984. Buon compleanno LeBron

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L’8 Luglio scorso, dopo anni passati a trovare la formula migliore, il commissioner Adam Silver annunciava al mondo la nascita dell’NBA In-Season Tournamet, una sorta di Coppa a cui parteciperanno tutte e 30 le franchigie, nata con l’idea di risollevare la soporifera stagione regolare. Il format è abbastanza semplice: la prima fase avrà le 30 squadre divise in 6 gironi da 5, la seconda sarà composta dalle 6 prime classificate e dalle migliori due seconde che si sfideranno per l’accesso alle Final Four di Las Vegas in programma il 7 e 9 Dicembre.

Chi vince la finalissima si porta a casa il trofeo e 500mila dollari per ogni giocatore.

Per tanti, questo nuovo torneo, è l’occasione giusta per mettersi in mostra senza dover passare dai logoranti playoff. Per alcuni, invece, può essere la consacrazione o addirittura l’ultimo ballo.

Per LeBron James vincere significa infierire un altro colpo all’imprendibile Father Time.

Vincere per dare un segnale.

Alla soglia dei 39 anni, dopo aver visto il mondo cambiare intorno a lui, LeBron James non ha bisogno di vincere per dimostrare di essere qualcuno. Lo ha già fatto a Miami, inserendosi in un contesto già vincente, lo ha fatto a Cleveland nelle vesti di salvator mundi dell’intero Ohio, lo ha fatto anche ai Lakers, sotto i riflettori di Hollywood. Iscrivere il suo nome per primo sull’albo dei vincitori del nuovo in season tournament manderebbe un forte segnale a tutta la NBA: il Re non muore mai.

Mosso dall’istinto del cannibale, nascondendosi dietro al conseguimento del montepremi finale, LeBron fin dall’inizio di stagione sembra incredibilmente ringiovanito.

L’infortunio che lo ha frenato durante l’ultima post season è un ricordo lontano, adesso è più in forma che mai.

Il sipario sul torneo si alza venerdì 10 Novembre sul campo di Phoenix Suns, con un parquet creato ad hoc per la coppa.

I Suns, pur privi di Devin Booker, guidano il match per più di mezz’ora, prima di crollare nell’ultimo quarto grazie a quattro triple in tre minuti di Reddish, Hachimura e Wood.

Buona la prima: i Lakers sorpassano i Suns e si portano avanti nel girone di Coppa.

I Lakers vincono in rimonta grazie ad un grande sforzo di squadra.

LeBron è top scorer con 32/11/6, seguono cinque giocatori con almeno 15 punti.

Le altre partite del girone vedono i Lakers affrontare Memphis, Portland e Utah, tre franchigie che navigano decisamente al di sotto della linea di galleggiamento. I gialloviola dominano, permettendosi di tenere i senatori per due volte a riposo nell’ultimo quarto d’ora di gara. Con uno scarto medio di oltre 20 punti rifilati agli avversari e senza mai spingere l’acceleratore fino in fondo, i Lakers iniziano a fare paura.

Mai nessuno come lui: basta una tripla contro Utah e LeBron scollina i 39000 punti segnati in carriera.

L’ultimo ostacolo prima di Las Vegas è di nuovo Kevin Durant. E pensare che, prima di questa stagione, LeBron e KD non si affrontavano dal Natale 2018, quando il Re era al primo anno in California e Durant all’ultimo nella Baia.

Il 5 Dicembre contro i Phoenix Suns, LeBron riscrive la storia, per l’ennesima volta. In 40 minuti il Re segna 31 punti, raccoglie 8 rimbalzi, distribuisce 11 assist e recupera 5 palloni. In un’unica serata polverizza tre record: il più anziano a fare 30+10 assist con 5 recuperi, il primo Laker vent’anni dopo Kobe a fare 20+10 e 5 steal e infine, dulcis in fundo, il primo Laker TRENTASEI ANNI dopo Magic Johnson a fare 35-5-10-5.

I Suns tirano meglio, ma concedono 21 rimbalzi offensivi e perdono 20 palloni. Tutti questi extra possessi regalati ai Lakers costano carissimo: i gialloviola vincono 106 a 103 e staccano il pass per le Final Four di Las Vegas.

Ad attendere il Re e i suoi discepoli ci sono i New Orleans Pelicans, del redivivo Zion Williamson.

Per sgretolare i Pels a LeBron bastano 15 minuti di onnipotenza fra secondo e terzo quarto in cui segna 27 punti con 5 rimbalzi e 6 assist e ZERO palle perse. A fine partita, con l’ultimo quarto passato in panchina ad esultare dopo ogni canestro, i punti saranno 30, i rimbalzi 5 e gli assist 8.

Anche a 38 anni passati, volare al ferro è sempre la specialità della casa.

Altro giro altro record battuto: nessun Laker aveva mai segnato 30 punti in così poco tempo.

New Orleans abbandona Las Vegas annichilita da LeBron James, che trascina i suoi all’ultimo atto della nuova coppa.

Se i Lakers vogliono vincere il Torneo devono passare sul corpo degli Indiana Pacers, vera e propria rivelazione di questo inizio di stagione.

Indiana, per caratteristiche tecniche, è la squadra che meglio si accoppia ai Lakers. L’assenza di un difensore d’area capace di contenere le scorribande dei gialloviola costa carissimo ai giovani Pacers: vengono sistematicamente attaccati nel pitturato, caricando di falli Myles Turner fin da subito e limitandolo a poco più di 25 minuti.

LeBron, che non perde un elimination game dal 2008, controlla mentalmente la partita dal primo al quarantottesimo minuto. Non ha bisogno di giocare una partita leggendaria, come quando, nel 2018, ne mise 45 sempre contro Indiana, per vincere una Gara 7 impossibile. Stavolta il Re esercita un controllo mentale sugli avversari e gestisce il ritmo incanalando la sfida sul binario che preferisce.

A prendersi la scena sul campo è Anthony Davis, che sfrutta tutte le lacune che i Pacers hanno sotto canestro per segnare 41 punti con 20 rimbalzi e 4 stoppate.

Il cenno di intesa tra i due campioni che ci riporta con la mente nella bolla di Orlando.

Lakers strapazzano Indiana 123 a 109 e diventano la prima squadra della storia a vincere l’NBA In-Season Tournament.

Mentre volge al termine il suo 38esimo anno di vita, LeBron viene eletto MVP del torneo.

Year 21

Il ventunesimo anno del Re è un inno alla grandezza e alla longevità. Solo in 5, in tutta la storia della NBA, sono arrivati a giocare 21 stagioni, ma nessuno è riuscito a giocare la pallacanestro di LeBron.

Di perdere la sfida infinita contro il maledetto Father Time proprio non ne vuol sapere.

Ha imparato a gestire il proprio corpo in maniera esemplare: quando serve mette la quinta, quando invece è meglio rifiatare, lascia che i suoi compagni si prendano la scena, dirigendo le operazioni da lontano.

La vittoria dell’In Season Tournament va aldilà di ogni aspetto tecnico, non è la vittoria di questa nuova coppa a definire la grandezza di LeBron, ma farlo al ventunesimo anno, iscrivendo prima di tutti gli altri il proprio nome nell’albo degli MVP, è un chiaro messaggio a chi pensa che sia arrivato il momento di abdicare. Due anni fa, dopo una stagione alquanto deludente coi Lakers fuori dalle prime 8, era stato dato per finito.

I compagni gli mettono la corona: il Re è il primo MVP dell’In Season Tournament

Il Re non è morto e, nonostante la NBA sia piena di giovani in rampa di lancio, viviamo ancora nell’epoca che sembra non finire mai, quella di LeBron Raymone James.

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