Nella notte tra domenica e lunedì 14 agosto, Jannik Sinner ha vinto il primo Masters 1000 in carriera. Da oggi sale al sesto posto della classifica mondiale, pareggiando il best ranking di Berrettini.
IL RIASSUNTO DEL PERCORSO
Al ventiduesimo tentativo Sinner è riuscito a vincere il suo primo Masters 1000 a Toronto. Per farlo ha saputo sfruttare le eliminazioni di tennisti come Carlos Alcaraz, Daniil Medvedev e Stefanos Tsitsipas. Non a caso, da settima testa di serie, è stato l’unico top 10 a raggiungere la semifinale in Ontario. L’altoatesino ha fatto il suo esordio nel torneo vincendo il derby azzurro contro Matteo Berrettini, prima di approfittare del ritiro di Andy Murray agli ottavi di finale. Dai quarti ha eliminato in sequenza Gael Monfils, Tommy Paul e Alex de Minaur. Tra gli avversari di Sinner soltanto lo statunitense rientrava tra i primi 15 tennisti del ranking ATP, ma il livello espresso da questi giocatori non rende fedele alla classifica con cui si sono presentati al torneo. A conferma di ciò, proprio Paul ha sconfitto Alcaraz, Monfils ha avuto la meglio su Tsitsipas e de Minaur su Norrie, Fritz e Medvedev. Tre delle prime quattro teste di serie sono state eliminate contro gli avversari battuti da Jannik Sinner. Da oggi infatti il tennista del New Jersey è numero 13 al mondo, l’australiano numero 12.
Un denominatore comune del gioco dell’italiano nei quattro match disputati è stato la risposta al servizio, soprattutto nei momenti cruciali. In tutti i primi set Sinner è andato a rispondere in vantaggio 5-4 ed è sempre riuscito ad alzare il livello di gioco, approfittare di un calo dei suoi avversari e conquistare il parziale. Tra questi è particolarmente significativo il game vinto in finale contro Alex de Minaur, dove Jannik è riuscito a spingere, essere padrone del gioco e sullo 0-30 ha messo in mostra una variazione che si era vista molto raramente: la smorzata. La freddezza di Sinner si è rivelata decisiva anche per sfruttare il momento favorevole ed ottenere sempre un break nelle prime fasi dei secondi set.
Una delle note dolenti è invece rappresentata dalla percentuale di prime di servizio. La velocità, la pesantezza ed il numero di punti vinti con questo colpo sta crescendo sempre di più, ma la quantità di prime palle in campo rimane il principale tallone d’Achille di Sinner. Nel match con Berrettini ne ha messe in campo il 65%, ma nelle altre tre partite questo dato è calato eccessivamente: 50% in finale contro de Minaur, 49% ai quarti contro Monfils e addirittura 46% in semifinale contro Paul.

LA MALEDIZIONE
Così come accaduto con altri grandi giocatori quali Andrey Rublev o Casper Ruud, fino a poca fa a Sinner si è rimproverato il fatto di non essere riuscito ad ottenere un grande risultato nei tornei importanti.
In primo luogo, non aveva mai giocato una semifinale Slam. Nel 2023 non ha brillato nè agli Australian Open nè al Roland Garros, arrendendosi rispettivamente agli ottavi di finale con Tsitsipas ed al secondo turno con Altmaier. A Wimbledon invece, a seguito di quattro sconfitte su quattro quarti di finale giocati nei Major, ha finalmente centrato la prima semifinale Slam in carriera.
Al contrario, nei Masters 1000 il rendimento dell’altoatesino è stato alto e costante. Su quattro eventi disputati ha raggiunto almeno le semifinali ad Indian Wells, Miami e Montecarlo. In Florida si è spinto anche in finale, ma all’Hard Rock Stadium – dopo la sconfitta per mano di Hubert Hurkacz nel 2021 – si è nuovamente fermato ad un passo dal trofeo contro Daniil Medvedev. In Canada è riuscito a sfatare il tabù e conquistare il primo Big Title (vittoria in uno Slam, in un Masters 1000, alle Finals o alle Olimpiadi) in carriera.
In un mese, dunque, Sinner ha risolto entrambi i problemi ed ha mosso il passo decisivo per candidarsi ad entrare in top 5.

I RECORD
Il successo a Toronto permette a Sinner di diventare l’unico tennista italiano di sempre a vincere un Masters 1000, insieme a Fabio Fognini a Monte-Carlo nel 2019. A differenza del ligure, l’altoatesino è però il primo della storia ad aver giocato tre finali, cinque semifinali ed otto quarti di finale in questa categoria di tornei, dove vanta un record di 47-21 ed è il terzo azzurro di tutti i tempi per numero di match vinti. Grazie a questo successo Sinner conquista l’ottavo titolo in carriera, salendo al terzo posto nella classifica all-time per numero di tornei vinti dai tennisti italiani nell’era Open, instituita nel 1968. Davanti all’altoatesino sono rimasti soltanto i nove titoli di Fabio Fognini ed i dieci di Adriano Panatta.
Come se non bastasse, migliora il suo best ranking a numero sei del mondo, pareggiando la miglior classifica di Matteo Berrettini a gennaio 2022. Da quando è stato introdotto il ranking computerizzato nel 1973, il miglior risultato raggiunto da un giocatore del Bel Paese è il quarto posto di Panatta nel 1976. Se dovesse ottenere almeno un quarto di finale a Cincinnati, Sinner potrebbe raggiungere anche questo risultato e presentarsi a New York da virtuale semifinalista.
Infine, Jannik sale al quarto posto della Race e si mette in un’ottima posizione nella corsa verso le Finals con 4185 punti conquistati. Sinner supera così Tsitsipas ed ora lo precede di 740 punti, mentre ha un vantaggio di ben 1705 punti sul nono posto di Taylor Fritz (primo degli esclusi per Torino). Nelle ultime tredici stagioni ne sono mediamente bastati 3552 per accedere al torneo dei maestri, con un massimo di 4440 nel 2014. Se non dovessero presentarsi catastrofi o eventi più unici che rari, Sinner è qualificato.



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