27 Luglio 1998 – Pantani vola sul Galibier

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Il Col du Galibier è un valico alpino posto tra le Alpi Cozie Francesi e le Alpi del Delfinato, più o meno a metà fra Grenoble e Bardonecchia.

Spesso, anzi, quasi sempre, durante il mese di Luglio, da queste parti passa il Tour de France.

È una delle salite classiche della Grande Boucle e, in virtù della sua lunghezza e della sua pendenza, spesso è stata teatro di momenti indimenticabili, come nel 1952, quando Gino Bartali passò a Fausto Coppi la sua borraccia, in una foto divenuta iconica.

Ma nel 1998, tutti i miti del Galibier, si sgretolarono in un attimo.

LA STRADA VERSO LA VETTA

Facciamo un passo indietro: il Tour del 1998 parte una decina di giorni in ritardo rispetto al solito, a causa della coincidenza col Mondiale di calcio.

Si parte l’11 Luglio da Dublino e si arriva agli Champs Elysees il 2 Agosto.

Il favorito numero 1 è, come spesso accade, il campione in carica, il Kaiser Jan Ullrich, dominatore del Tour del 1997, chiuso con un vantaggio di 9 minuti sul secondo, Richard Virenque, e ben 14 sul terzo, Marco Pantani.

A differenza di Ullrich, che ha concentrato tutti i suoi sforzi in quelle 3 settimane, Marco arriva dal Giro d’Italia, in cui ha distrutto Pavel Tonkov fra Selva di Val Gardena e Plan di Montecampione.

A Plan di Montecampione, Pantani, già in rosa, va a conquistare il Giro 1998.

Ci sarebbe un proibitivo favorito, ma mai sfidare il cuore di un italiano.

Il Tour di quell’anno ha due soli arrivi in salita e ben 116 chilometri a cronometro. Per uno scalatore puro come Pantani è una montagna quasi insuperabile.

La prima crono è fissata alla settima tappa, il 18 Luglio. Da Meyrignac-l’Église a Corrèze, 58km in cui Ullrich vola.

Pantani scivola a 5 minuti e dichiara che l’obiettivo è vincere si il Tour, ma dell’anno dopo.

Dopo la crono si va sui Pirenei, dove il Pirata recupera qualche minuto, dando l’impressione di essere in discreta forma. A Plateau de Beille stacca tutti e vince con un minuto e mezzo su Roland Meier.

L’impresa, apparentemente impossibile, inizia a prendere vita.

La maglia gialla va forte, ma si può attaccare, soprattutto in salita.

IL COLLE

L’ora X scatta il 27 Luglio.

La tappa è la numero 15, partenza da Grenoble e arrivo a Les Deux Alpes, con transito sul Galibier.

Le strade sono due: attaccare sull’ultima salita per vincere la tappa e guadagnare forse un minuto o tentare l’azzardo: partire a sorpresa, da lontano, resistere e prendersi la maglia gialla.

Piove come non mai.

I fuggitivi corrono, Pantani resta a centro gruppo con Ullrich. I gregari del Kaiser spariscono piano piano uno dietro l’altro sul Galibier, stroncati dalle pendenze del Colle.

A 4,5km dalla vetta e a 47 dall’arrivo, ecco l’attacco.

Il Pirata si alza sui pedali e scatta, sfidando il freddo alpino e la pioggia battente.

Danza sulla bicicletta, facendo letteralmente il vuoto in un attimo.

Si volta, cerca Ullrich, ma Ullrich non c’è.

La maglia gialla è rimasta indietro, è naufragata.

Pantani sembra venuto da un’altra galassia. Gracile, col pizzetto, gli occhiali da sole e la bandana azzurra in testa. Alla cima del Galibier, quando Pantani si ferma per mettere la mantellina, il Kaiser accusa quasi tre minuti.

Sul piovoso Galibier non ce n’è per nessuno. Pantani vola, non pedala.

Il Pirata recupera i fuggitivi, si fa accompagnare giù in discesa e li stacca di nuovo.

Al traguardo allarga le braccia e chiude gli occhi. L’impresa è diventata realtà.

Jan Ullrich, scoppiato sul Galibier, arriva dopo otto minuti e cinquantasette secondi.

La maglia gialla finisce sulle spalle di Marco Pantani che la tiene fino a Parigi.

A PARIGI, IN GIALLO

33 anni dopo Felice Gimondi, un italiano sfreccia in giallo sotto l’Arc de Triomphe.

Un gigante.

Cesenatico scoppia in festa e l’Italia, da sempre terra di ciclismo, segue a ruota.

25 anni fa, nella più grande impresa del ciclismo italiano, il Pirata conquistava il Galibier.

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