Accadde oggi – 11 luglio 1982: Pablito ci porta in cima al mondo

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Un Mondiale conquistato dopo 44 anni in mezzo a tante sofferenze e dopo un periodo complicatissimo. Tutto questo lo andremo a ripercorrere: ecco il percorso degli Azzurri al Mondiale ’82 di Spagna.

IL TERREMOTO DI TOTONERO

La nostra storia inizia il 23 marzo del 1980 quando, in diversi campi di Serie A, vengono effettuati diversi arresti. Questo perché, qualche settimana prima, due uomini di nome Massimo Cruciani e Alvaro Trinca denunciarono alla Procura di Roma di essere stati truffati da 27 calciatori di Serie A e B. Tutto questo nacque perché Cruciani volle creare un giro di combine e, Trinca, ristoratore e conoscitore di giocatori della Lazio, lo appoggiò. Quando però iniziarono a perdere soldi, denunciarono. I verdetti sono sanguinanti: Milan e Lazio retrocesse in Serie B (tra le tante), squalificati i nazionali Albertosi, Giordano e Wilson. Ma la squalifica più “importante” la rimedia Paolo Rossi, attaccante del Vicenza sorpresa della Serie A e futuro della Nazionale. Anni dopo si scoprirà che era stata una farsa la sua squalifica: lui fu uno dei pochi ad opporsi e, in una partita combinata, segnó una doppietta e mandò in frantumi il tentativo. Intanto però dovrà stare fuori per un anno e mezzo e la Juventus, squadra che lo aveva acquistato, decise di concludere comunque l’affare. Ma perché abbiamo parlato di un attaccante di provincia di belle speranze ma meno influente come potrebbe essere il Milan campione d’Italia e retrocesso l’anno dopo? Ecco, il personaggio di Paolo Rossi tornerà dopo ma intanto nel 1980 il calcio italiano è devastato dal Totonero.

pic by: Il Nobile Calcio

LA NAZIONALE PRIMA DEL MONDIALE

E se la situazione per i club è disastrosa, la situazione della Nazionale lo è ancora di più. Ad Euro ’76 non ci qualifichiamo nemmeno alla fase finale, ai Mondiali del ’78 arriviamo quarti mentre, nel 1980, giochiamo gli Europei in casa nostra, e saranno un po’ deludenti: rischiamo di uscire nel girone di ferro con Belgio, Inghilterra e Spagna e non siamo mai del tutto convincenti, fino a perdere la finale terzo/quarto posto contro la Cecoslovacchia (allora l’Europeo era diviso in due gironi e chi arrivava primo andava in finale, chi arrivava secondo andava direttamente alla “finalina”). Ci presentiamo alle qualificazioni pochi giorni dopo degli arresti e rischiamo fino all’ultimo di non qualificarci al Mondiale spagnolo. Fatichiamo contro il piccolo Lussemburgo (solo 3 gol in due partite), facciamo fatica a segnare e facciamo un filotto di tre partite senza vincere. Le critiche verso Bearzot sono tante, tantissime ma si inasprirono di più quando, alla diramazione della lista dei convocati, non c’era Pruzzo, che sarebbe stato trascinatore (insieme ad altri) per lo scudetto della Roma nel 1983.

FASE A GIRONI

Gli azzurri vennero inseriti nel Gruppo 1, probabilmente con i migliori avversari per l’Italia: la Polonia di Boniek e Smolarek, il Camerun di N’konu e il Perù. L’esordio avviene a Vigo il 14 giugno: sarà una partita noiosa, poche occasioni e un match non giocato bene dagli azzurri. Finisce 0-0.

pic by: indiscreto.info

Nella seconda partita gli Azzurri devono affrontare i sudamericani e giocano meglio della prima partita contro i polacchi: sblocca Conti, poi l’Italia ha diverse nitide occasioni ma si ripresenta il problema delle qualificazioni, cioè la difficoltà nel segnare. Arriva la beffa: da una punizione Collovati devia erroneamente verso la porta di Zoff, facendo pareggiare i peruviani.

Ultima partita: Camerun-Italia. Gli africani possono qualificarsi per la prima volta oltre la fase a gironi in un Mondiale mentre l’Italia vuole evitare la figuraccia. Partita fisica, gli africani sono in fiducia e tentano di mettere paura (come se già non la abbia) alla nostra Nazionale. Noi invece ci mangiamo l’impossibile, prima con Graziani, poi con Conti e poi N’kono fa una grande parata su Collovati. Ma al 16′ del secondo tempo ecco la luce: cross dalla sinistra per Graziani che incorna di testa e supera N’kono, portando l’Italia in vantaggio. La gioia azzurra però viene spazzata via un minuto dopo, causa una disattenzione della difesa di Bearzot, il Camerun pareggia con M’bida. Finisce così, con il terzo pareggio su tre partite.

Ora c’è da fare un po’ di calcoli: la Polonia è passata come prima mentre il Perù è eliminato per un punto. Italia e Camerun hanno 3 punti a testa e hanno pareggiato nello scontro diretto, persino la differenza reti è un pareggio (0 e 0). Chi passa? L’Italia, semplicemente perché ha segnato un gol in più (2) rispetto al Camerun (1). Nel secondo girone affrontiamo Brasile e Argentina. In pochi pensano al miracolo e tutti si domandano:” ma se abbiamo faticato contro Perú e Camerun, come potremo vincere contro questi due squadroni?”.

DA “CAPPUCCETTO ROSSI” A “PABLITO”

Vi ricordate del famoso Paolo Rossi di cui abbiamo parlato all’inizio? Ecco, è rientrato dalla squalifica ed è stato convocato, a sorpresa, per il Mondiale. Nelle prime tre partite però è sembrato spaesato e i giornalisti italiani gli affibiano un nome: “Cappuccetto Rossi”.

29 giugno 1982: a Barcellona si sfidano l’Italia e l’Argentina di Maradona. Tutti si aspettano la solita squadra spenta, oppure una squadra che qualcosa crea ma non segna. Rossi viene confermato ma delude ancora. A deludere però non è l’Italia ed anzi, è la sorpresa. Una prestazione di coraggio, grinta e voglia viene fatta contro i campioni del Mondo in carica e il tandem juventino Tardelli-Cabrini mettono K.O Passarella e compagni. L’attaccante del River Plate prova a rimettere in gioco i suoi ma è troppo tardi: Italia batte Argentina 2-1.

pic by: sport.sky.it

5 luglio 1982: sempre a Barcellona si sfidano l’Italia e i gran favoriti del Brasile. I brasiliani sono già convinti di vincere e di portare la coppa a casa, ma nel calcio si sa, mai pensare prima di aver vinto. Bearzot conferma Rossi ma oggi è un giocatore diverso e dopo 5′ segna, poi pareggia Socrates al 12′, poi ancora Rossi, pareggio del romanista Falcao al 68′ ed infine, a sedici minuti dalla fine, ancora Paolo Rossi. Il calcio ha punito gli spocchiosi brasiliani e il fato ha deciso che quello sarà il Mondiale di Rossi. Italia batte Brasile 3-2, si va in semifinale.

Troviamo la Polonia, come nei gironi, ma questa volta siamo un gruppo, siamo una squadra e gliene segniamo due, sempre con Rossi, che da “Bella addormentata” si è trasformato in un mostro del gol. Il primo lo segna al 22′ da cross derivante da punizione, il secondo, che chiude le marcature, lo segna al 73′ dopo un contropiede. Italia batte Polonia 2 a 0 e si vola a Madrid, contro la Germania Ovest.

LA FINALE

11 luglio 1982, è il giorno di Italia-Germania Ovest, finale del Campionato Mondiale di Calcio 1982. L’Italia si presenta con: Zoff tra i pali, Bergomi, Cabrini, Gentile, Collovati e Scirea in difesa, Conti e Tardelli a centrocampo mentre in attacco il trio Rossi-Oriali-Graziani. L’arbitro dell’incontro è Coelho, brasiliano.

Pochi minuti e viene assegnato un rigore a nostro favore: da un cross un difensore tedesco colpisce la sfera con il braccio. Sul punto del rigore va Cabrini, ma angola troppo e la palla finisce sul fondo. Si teme il peggio ma, come detto prima, siamo cambiati, e giochiamo una grande partita nonostante la partita non si sblocchi. Passa un quarto d’ora della ripresa ed ecco il gol nostro, di Paolo, anzi, di Pablito Rossi, l’eroe del Mundial, Graz ad un’altra incornata a battere Schumacher. Poi, neanche dieci minuti, raddoppiamo: ripartenza e pallone verso Tardelli che calcia all’angolino, in scivolata, e segna. Non è più nella pelle e tira fuori un urlo, un enorme urlo, uno sfogo a questi anni bui dell’Italia, un grido di liberazione nella partita in cui, la Liberazione, l’ha vissuta in prima persona: Sandro Pertini è in tribuna, da Presidente della Repubblica, ad assistere il match. Arriva il terzo gol, la certificazione del massacro dei tedeschi, un’orchestra che suona insieme, che collabora e che lotta, soffre e porta a casa, tutt’insieme.

pic by repubblica.it

Il terzo gol tedesco (Breitner) è solo una bandiera bianca della Germania Ovest fino a quando Coelho non fischia la fine: l’Italia è campione del Mondo per la terza volta nella sua storia, in un periodo complicatissimo ma noi sappiamo rialzarci e così materializziamo il sogno di milioni e milioni di ragazzi e uomini. Poi, il cantore delle gesta degli Azzurri, Nando Martellini, sostituto di Niccolò Carosio dal 1974, va oltre gli schemi dei telecronisti dell’epoca ed esclama tre parole:

“Siamo campioni del Mondo, campioni del Mondo, campioni del Mondo!”

Nando Martellini
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