19 Giugno 2021 – Forzatura Durant

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Barclays Center, Brooklyn, New York.
Eastern Conference Semifinals, Game 7.

I compattissimi Milwuakee Bucks del due volte MVP Giannis Antetokoumpo contro i Brooklyn Nets del mai morto Kevin Durant.

Il nuovo che avanza contro un esperimento di big three dal sapore win now.

È Gara 7, dove il tempo si ferma, dove un solo principe diventa Re.

La serie è un climax ascendente di emozioni: nonostante un infortunio privi Brooklyn della sua terza stella, quel James Harden che ha fatto carte false per andare a New York.

Irving e Durant insieme sono spaventosi, segnano rispettivamente 25 e 29 punti in Gara 1 e 22 e 32 in Gara 2.

Quando si vola in Wisconsin, con la serie sul 2-0, la musica cambia. Ritmi più bassi, difese più aggressive. Il Fiserv Forum spinge i propri ragazzi che prima accorciano e poi pareggiano. In Gara 4 però, la caviglia di Irving cede.

Kyrie è tradito dalla sua caviglia a metà del secondo quarto di Gara 4

Lottando a rimbalzo, Kyrie atterra sul piede di Giannis. La caviglia fa un movimento brutto, innaturale. Mancano 6’02” alla fine del secondo quarto. La partita e la serie di Uncle Drew finiscono qui.

Kevin Durant è solo sull’isola.

Il Barba, che non sta praticamente in piedi, stringe i denti e in gara 5 parte in quintetto. Per 45 minuti si trascina in campo tirando 1/10 dal campo e 0/8 da 3, solo perché la sua riserva Mike James (si quello che ora gioca al Monaco) non è adatto a giocare i playoff.

Brooklyn si porta avanti nella serie grazie ad un incredibile Jeff Green da 7 triple e un magnifico KD in tripla doppia: 49-17-10.

Si torna a Milwuakee per Gara 6, ma non c’è storia: finisce 104-89 per i padroni di casa con 38 punti di Khris Middleton e 30 punti più 17 rimbalzi per Giannis.

Giannis domina Gara 6: è 3-3.

Tre vittorie a testa significa una cosa sola: si decide tutto al 620 Atlantic Avenue di Brooklyn la sera del 19 Giugno.

Il Barclays Center è strapieno, alle 20:30 ora di New York, Marc Davis alza la palla a due.

Come ogni Gara 7, la partita è tirata. Si gioca ogni possesso come se fosse l’ultimo.

Milwuakee va subito avanti di 6 ma poi insegue per tutta la sera.

Per 18 volte le due squadre si scambiano il vantaggio, mentre sul finire del secondo quarto i Nets allungano fino al +10.

Giannis è un uragano: nel terzo quarto segna 16 punti che, aggiunti ai 15 già messi a segno, fanno 31. Brooklyn non ha i mezzi per difendere quel treno in corsa e ogni volta che si lancia a tutta velocità, non resta che stare alla sorte.

Negli ultimi giri di lancetta Milwuakee si lancia all’attacco: Middleton segna canestri pesantissimi, Jrue Holiday segna due triple di vitale importanza, ma Kevin Durant non vuole uscire sconfitto.

Dal 91-93, con oltre 5 minuti ancora da giocare, segna praticamente solo il numero 35.

In sequenza KD segna: schiacciata con fallo, un libero, due liberi, un jump e un layup. Interrompe la sequenza una tripla di Harden, poi Durant ricomincia: un jump, un layup e un altro jump.

Quella sera KD è semplicemente unstoppable

109-107, possesso Milwuakee. Segnare manderebbe i Bucks avanti di due possessi, praticamente irrecuperabili in venti secondi o poco più.

Khris Middleton ha il tiro della vittoria, ma la tripla si stampa sul ferro. Rimbalzone di PJ Tucker, la palla finisce nelle mani di Jrue Holiday che ha di nuovo il tiro della vittoria, ma sciupa clamorosamente il possesso.

Nash chiama immediatamente time-out: Brooklyn ha sei secondi per eseguire il miglior attacco possibile, compatibilmente con la situazione.

Il tempo è poco, ma in 6 secondi KD è capace di fare qualsiasi cosa.

Rimessa di Jeff Green dal lato lungo sinistro, Harden blocca su Jrue Holiday, PJ Tucker marcherà Durant in single coverage.

1vs1, fisicamente ci sarebbe un proibitivo favorito, ma mai sottovalutare il cuore di un mastino giramondo.

KD riceve più o meno a 8 metri dal ferro e PJ Tucker gli azzanna le caviglie. Ringhia, allunga le mani, sporca il pallone, ma Durant non molla, anzi abbassa la spalla e prova a penetrare, ma Tucker, nonostante paghi ben più di 10cm, non gli lascia spazio nemmeno per respirare. Difendere su quel possesso è questione di vita o di morte. Quando riesce a portare KD spalle a canestro, la mission impossible sembra compiuta.

Ma quello è Kevin Durant, forse il miglior scorer del pianeta e della storia. Il tiro che gli concede PJ Tucker è impossibile, una sorta di fade away, praticamente su una gamba sola, a quasi sette metri. Un tiro forzatissimo, ma la palla bacia la retina ed entra. Mamma Wanda è incredula, così come i compagni e tutto il Barclays Center.

Uno dei buzzer beater più assurdi degli ultimi anni

Gli arbitri però, hanno un dubbio esistenziale: ha toccato la linea dei tre punti o no?

Mentre gli arbitri vanno al monitor, Flavio Tranquillo, in telecronaca, impazzisce.

Un tiro senza spazio, da 7 metri, col cronometro che corre, la mano di Tucker in faccia e con due punti da recuperare per non chiudere qui la stagione.

Durant va in flare, riceve, attacca Tucker che muove i piedi, FORZATURA DURANT, DURAAAAAANT, DURAAAAAAAAAAAANT. PARI 109

Flavio Tranquillo

Il monitor non lascia spazio a dubbi: il piedone di Durant (numero 18 taglia americana, cioè il 54 europeo) ha pestato la linea. Sono i punti 47 e 48 della partita di KD.

Milwuakee ha il tiro per vincere, ma non entra e si va all’overtime. Qui però, finiscono le energie fisiche e mentali dei Nets, che passano subito in vantaggio, ma vengono recuperati e sorpassati negli ultimi 60 secondi.

Khris Middleton, dopo aver avuto il tiro della vittoria nei regolamentari, stavolta non sbaglia.

Middleton segna in faccia a Bruce Brown e regala a Milwuakee il passaggio in finale di Conference

Milwuakee è lanciatissima, vince la serie, vince anche la finale di conference contro un’eroica Atlanta e arriva alle finals, dove ribalta di nuovo la serie da 0-2.

È la consacrazione definitiva di Giannis Antetokounmpo, che a 26 anni viene incoronato MVP delle finals, di Khris Middleton, il perfetto secondo violino e di Jrue Holiday, la point guard della squadra nonché specialista difensivo.

Per Brooklyn, invece, è l’inizio delle frizioni fra i big three, che sfoceranno prima nella trade Harden-Simmons e poi nella rivoluzione del roster a febbraio scorso.

Quella che doveva essere una dinastia capace di dominare la lega nell’immediato futuro, si ferma al secondo turno, a letteralmente un centimetro da approdare in finale di Conference contro un avversario assolutamente alla portata.

La storia ci consegna un fallimento, ma chissà, se quel tiro fosse partito 5cm più indietro, come sarebbe cambiata la lega. Brooklyn avrebbe vinto il titolo? Harden sarebbe rimasto ai Nets? Durant si sarebbe tolto il peso di dover vincere lontano da Golden State? Domande a cui vorremmo avere una risposta, ma non ci resta altro che fantasticare e viaggiare con la mente.

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