NBA – Quando Derrick Rose diventò l’MVP più giovane della storia.

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Negli ultimi anni la storia di Derrick Rose è contrassegnata da infortuni e problemi fisici che ne hanno causato un brusco rallentamento nel corso della carriera. Tra le crisi ed i recenti momenti difficili in maglia New York Knicks, la leggenda di “Pooh” è fortemente legata alla stagione 2010/2011 coronata con la vittoria dell’MVP.

LE ORIGINI

Derrick Rose nasce l’8 ottobre 1988 a Eastwood, uno dei quartieri più malfamati di Chicago. Cresce tra droga, violenza e spari, eventi ricorrenti e spesso associati alla città nativa di Derrick. È il figlio minore di mamma Brenda dopo i fratelli Dwayne, Reggie ed Allan, con cui vive insieme ad altre 6/7 persone in case con solo quattro stanze da letto. “Pooh” – come viene soprannominato dalla nonna – fa vedere le sue qualità già all’high school Simeon Career Academy, dove entra nel 2003 e rimane fino al 2007 collezionando 21.1 punti di media, 6.2 rimbalzi e 8.2 assist. Al termine di quattro stagioni ricche di successi sia a livello collettivo sia a livello individuale, Rose è chiamato a scegliere il college che precede il salto in NBA: Memphis Tigers, Illinois ed Indiana si contendono una dei più rosei prospetti del basket americano. Derrick opta per Memphis, anche grazie ad un incontro tra coach John Callipari che, dopo averlo scrutato in una partita AAU, ha voluto incontrare la famiglia del giovane cestista.

A Memphis Rose guida la squadra alle final four NCAA con 14.9 punti, 4.5 rimbalzi e 4.7 assist di media in 40 partite giocate. I Tigers chiudono la regular season con un record 38-2 e volano in finale contro Kansas dopo aver battuto UCLA 78-63. I 17 punti del n.23 in 45 minuti non sono sufficienti a Memphis per evitare la seconda sconfitta in finale dopo quella del 1973.

A sinistra Derrick Rose, a destra coach John Callipari durante l’esperienza a Memphis nel 2007/2008

I PRIMI PASSI IN NBA

Poco prima che i Boston Celtics di Kevin Garnett e Paul Pierce battessero i Los Angeles 4-2 alle finali NBA e vincessero il loro 17^ titolo, il sorteggio regala ai Bulls la prima scelta assoluta al draft del 26 giugno 2008 nonostante il solo 1.7% di possibilità. Chicago aspira a traguardi importanti in post season dall’addio di Michael Jordan e la rifondazione del roster nell’estate 1998. A partire dallo smantellamento della dinastia in grado di vincere 6 anelli in 8 anni, la squadra dello stato dell’Illinois ha collezionato quattro ultime posizioni nella Eastern Conference, tre apparizioni ai playoff e soltanto un passaggio del turno. In un draft contenente nomi come quelli di Russell Westbrook, Serge Ibaka e Kevin Love, i Bulls spendono la loro chiamata per selezionare Derrick Rose, nato e cresciuto a Chicago.

La situazione richiama i percorsi di Benji Wilson e Ronnie Fields, due tra le massime promesse della pallacanestro americana provenienti dalla città del vento, mai riuscite ad approdare in NBA : il primo viene a mancare nel 1984 all’età di 17 anni a causa di una sparatoria (Rose all’high school indossa la maglia n.25 in suo onore), il secondo è fortemente ferito a causa di un incidente stradale pochi giorni prima di diventare diciannovenne.

La pressione su Rose è enorme, ma durante la stagione 2008/2009, al primo anno in NBA, Derrick si carica la squadra sulle spalle, gioca 37.0 minuti di media a partita, vince il Rookie of the Year e grazie alla settima posizione conquistata in regular season riporta i Bulls ai playoff, dove si arrendono solo in gara-7 contro i Boston Celtics. In gara-1 Rose eguaglia il record di 37 punti segnati da una matricola all’esordio in post season, come Kareem Abdul-Jabbar nel 1970. I miglioramenti di Rose continuano ad essere evidenti anche nell’annata successiva. Il rendimento della stella di Chicago cresce sotto molte le statistiche: la media punti aumenta da 16.8 a 20.8, la percentuale dal campo sale al 47.8% e quella da tre si avvicina al 30%. All’NBA All Star-Game di Arlington, Derrick Rose riceve la prima chiamata per la partita delle stelle, dove segna 8 punti in 15’. Con un record 41-41, i Bulls si qualificano nuovamente ai playoff, ma si arrendono al primo turno di fronte ai Cleveland Cavaliers di Lebron James.

Derrick Rose al draft 2008 dopo essere stato selezionato con la prima scelta assoluta dai Chicago Bulls,

LA STAGIONE DA MVP

La stagione 2010/2011 dei Chicago Bulls si apre con la novità di Tom Thibodeau. Prima di allora l’attuale allenatore dei New York Knicks non si era mai seduto in una panchina NBA da head coach, ma soltanto come assistente per più di 20 anni. Al terzo anno NBA Derrick Rose compie il definitivo salto di qualità: passa da 20.8 a 25.0 punti a partita, da 6.0 a 7.7 assist, da 3.8 a 4.1 rimbalzi, dal 76.7% all’85.8% ai liberi e dal 26.7% al 33.2% da tre punti. L’impatto del giocatore si riflette anche nella stagione di Chicago, che per la prima volta dal 1998 – anno del sesto ed ultimo titolo dell’era Phil Jackson – termina al primo posto della Eastern Conference con 62 vittorie e 20 sconfitte. Ai playoff il clima è diverso rispetto alle ultime apparizioni. I Bulls eliminano senza problemi Indiana al primo turno con un netto 4-1 ed approdano in finale di Conference con un 4-2 a danno degli Atlanta Hawks. Il sogno di Rose e compagni si interrompe in gara-5 a pochi metri dalle finali NBA, nuovamente contro Lebron James, che pochi mesi prima nel “The Decision” aveva annunciato la decisione di unirsi ai Miami Heat di Dwyane Wade e Chris Bosh.

Nel frattempo, nel cuore della post season, il 3 maggio 2011 Derrick Rose riceve il titolo di MVP con 113 voti, precedendo il secondo posto di Howard ed il terzo di James. A soli 22 anni, “Pooh” è il più giovane cestista ad ottenre questo riconoscimento nella storia del basket NBA. Alla cerimonia di premiazione Rose si rende protagonista di uno dei discorsi di ringraziamento più commoventi dell’epoca moderna:

Grazie a tutti. Mi ricordo di quando andavo al campo ad allenarmi dicendo di voler diventare MVP. Non volevo sembrare arrogante, ma sapevo di aver lavorato durante durante la pausa estiva. Eppure voglio ringraziare alcune persone. […] Ultima ma non per importanza mia mamma, Brenda Rose: il mio cuore e la ragione per cui gioco in questo modo. Voglio che tu sappia che nei giorni in cui mi alzo e non ho molta voglia di allenarmi, penso a quando lei doveva alzarsi, andare al lavoro e fare in modo che a me ed a tutta la famiglia non mancasse nulla. Questi erano giorni complicati, non i miei. Io sto facendo ciò che amo, cioè giocare a basket.

Il 27 settembre 2010, a pochi giorni dall’inizio della regular season, durante il media day dei Chicago Bulls Rose si era detto convinto di poter puntare a vincere il premio di miglior giocatore della lega:

Perchè no? Perchè non posso diventare l’MVP? Perchè non posso essere il miglior giocatore? Non vedo nessun motivo per cui non dovrei esserlo. Lavoro duramente, mi dedico interamente al basket tralasciando molti aspetti della mia vita nonostante la giovane età.

Derrick Rose riceve il premio di MVP.

GLI ULTIMI ANNI

Da ormai diversi anni gli infortuni hanno messo a repentaglio la carriera di “D-Rose”. Ai playoff 2012 subisce la rottura del legamento crociato anteriore sinistro contro i Philadelphia 76ers in una partita che, sul punteggio di 99-88 a favore di Chicago a 90″ dalla fine, aveva ancora poco da raccontare.

Derrick Rose a terra dopo l’infortunio subito in gara-1 dei playoff 2012.

Il play dei Bulls è costretto a saltare tutta la stagione 2012/2013, mentre in quella successiva gioca appena 10 partite a causa di una lesione al menisco del ginocchio destro. Negli anni successivi Rose fatica a ritrovare il livello abituale e decide di cambiare aria. Nel 2016/2017 si trasferisce ai Knicks, dove gioca una sola stagione prima di firmare per Cleveland, Utah e Minnesota in poche settimane. A seguito di una breve esperienza ai Detroit Pistons, Rose torna a New York nel 2021. Tra il 2022 ed il 2023, però, trova poco spazio e finisce ai margini della rosa. Dal 2017 non ha mai giocato più di 51 partite in stagione regolare, con un massimo di 27.3 minuti di media. Ancora oggi il futuro dell’ex MVP appare incerto, ma il nativo di Chicago si dice spesso convinto di aver ancora qualcosa da dare alla pallacenstro.

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