Scuderie storiche F1 – viaggio nel mondo BRM

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La BRM, acronimo di British Racing Motors, è stata una scuderia di F1 che ha scritto la storia tra gli anni ’50,’ 60 e ’70. Un palmares che recita 2 mondiali, uno costruttori e uno piloti, nonostante una buona quantità di GP vinti (ben 18 sui 189 disputati).

GLI INIZI

Una scuderia storica, praticamente tra le fondatrici della F1, che inizia a far parte del “circus” dalla parte finale della seconda stagione assoluta (1951). La squadra, astro nascente del motorsport, nasce giusto un anno prima da un’idea di due amici inglesi, Raymond Mays e Peter Berthon. Il primo anno in F1 si presetano da veri e propri rivoluzionari, con un motore Rolls Royce innovativo. Ma, proprio a causa di questa novità, vengono estremamente limitati da problemi di affidabilità, che compromettono le prime gare. Le premesse iniziali non vengono rispettate e questo, assieme a un cambio di regolamento tecnico, li porta ad abbandonare il mondiale dopo la fine della stagione. Il ritorno, nel 1956, coincide con prestazioni abbastanza deludenti, ma, negli anni seguenti, sempre in crescendo. Crescita confermata dalla prima vittoria in quel di Zandvoort (Olanda), per opera di Joakim Bonnier, nella stagione 1959.

LE VITTORIE

Le novità più importanti vengono presentate a inizio 1960, quando viene presentato Graham Hill. Grazie a lui, due anni più tardi, la BRM vive il periodo di suo massimo splendore. La stagione è avvincente e si conclude nel migliore dei modi per Hill, uscito vincente dal duello con Jim Clark: è il primo e unico titolo mondiale per la scuderia inglese, padrona anche della classifica costruttori e autrice di una doppietta iridata. Preso il. 1963 come anno di transizione, nel ’64 Hill e la BRM si presentano ai nastri di partenza da favoriti per la vittoria finale. Ma, nonostante una stagione pressoché perfetta e lottatissima con John Surtees (Ferrari), a spuntarla è l’uomo “in rosso”. Un’altra grossa novità scuote la stagione 1965: l’arrivo di Jackie Stewart come seconda guida. Il giovane scozzese vince la gara d’esordio a Monza e fa conoscere subito le sue abilità alla guida, infatti, nel prosieguo della sua carriera, arriva a vincere ben tre campionati del mondo di F1.

LA RIFORMA TECNICA E LE SUE CONSEGUENZE

Nel ’66 un nuovo cambio di regolamento cambia le carte in tavola: la BRM, ottima produttrice di motori, deve stravolgere il suo modo di concepirli e ne raddoppiano la cilindrata. Inoltre sono costretti a duplicare il numero di cilindri (da 8 a 16). Questo comporta un appesantimento molto rilevante delle componenti e costringe a parecchi ritiri (soprattutto nei primi tempi) a causa della scarsa affidabilità che comporta cedimenti strutturali. Perciò vengono modificati radicalmente anche i telai, costretti a dover sopportare pesi molto più importanti, dovuti, appunto, alla maggior potenza dei motori. Questa nuova normativa tecnica è la causa di un lieve declino della BRM, che, però, tra il 1967 e il 1974 riesce comunque a togliersi delle soddisfazioni. Niki Lauda, futuro campione del mondo, veste la tuta BRM per la stagione 1973, mentre l’ultima gara degna di nota è la vittoria numero diciotto (ultima della storia British Racing Motors) da parte di Jean-Pierre Beltoise al GP di Monaco 1972. Due anni più tardi viene corsa l’ultima stagione sotto il nome di “BRM” per la sua vendita al gruppo Stanley. Dal 1975 il passaggio alla denominazione “Stanley-BRM”, che non è, però, fortunata. Infatti, gli ultimi due anni (’75 e’ 76) sono stati pessimi a livello di risultati e nel 1977 disputano solo due gare. Da quell’anno, il marchio BRM scompare dalla F1. Una scuderia storica sotto tutti i punti di vista, che non verrà mai dimenticata, essendo tra le colonne portanti della F1. Un vero e proprio gioiellino del passato, che ha trovato molte fortune principalmente nella produzione di motori. Insomma, una pietra miliare dell’automobilismo che non può passare in secondo piano rispetto alle altre “scuderie storiche”.

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