Oggi compie gli anni un giocatore che ha scritto una pagina di storia del nostro campionato, oltre a quella internazionale: Rui Manuel César Costa. In questo articolo andremo a ripercorrere tutta la sua storia calcistica, da calciatore e non.
I primi anni nel calcio
Rui Costa nasce a Lisbona il 29 marzo 1972 ed è figlio unico. Passa le sue giornate nel quartiere di Damaia, situato nel comune di Amadora e, un giorno del marzo 1982, viene osservato nientemeno dal giocatore più forte della storia del Portogallo, almeno allora: Eusébio. Quest’ultimo lo vuole visionare e, appena il piccolo Rui fa una giocata per superare due ragazzi, se ne innamora e così, in meno di 10 minuti, Rui Costa diventa un giocatore del vivaio del Benfica.
Gli esordi e la Nazionale
Il suo debutto arriva, ma non con il Benfica: viene prestato al Fafe, squadra di Braga, ma subito dopo una stagione il Benfica lo vuole tenere e il suo allenatore, Sven Goran Eriksson, gli dá fiducia, facendolo diventare un titolare delle “Aquile”. Vince un campionato e una coppa nazionale in tre stagioni ed esordisce anche in Nazionale nel 1993, in una partita contro l’Estonia. Vince anche un Mondiale Under-20 con il Portogallo (con in squadra anche un certo Luis Figo, oltre ai vari Peixe e Joao Pinto) in cui si rende decisivo nei tiri di rigore nella finale contro il Brasile in cui segna il rigore decisivo.

Barcell…anzi no! Rui Costa sbarca in Italia
Estate 1994, mentre andava in corso il Mondiale statunitense (che il Portogallo sfiora, facendosi sorpassare al secondo posto dalla Svizzera nell’ultima giornata) e in Italia spopolava “Come mai” degli 883, il Barcellona era pronto ad accogliere Rui Costa: 9 miliardi di lire (per adattarlo alla moneta vigente in Italia allora) e affare giá perfezionato da febbraio, tantoché il portoghese ha fatto giá la foto con la maglia blaugrana e rilasciato interviste come se fosse giá del Barcellona. L’affare sembra quasi fatto e invece no: il Benfica, coinvolto in una crisi economica che rischia di farlo fallire, cambia presidente e De Brito, neo numero uno del Benfica, non vuole più 9 miliardi ma ben 11, così il Barcellona vira su altri obiettivi. Intanto in Italia c’è un club che ha un presidente ambizioso che vorrebbe fare tornare il club a vincere trofei: quella squadra è la Fiorentina e il presidente è Cecchi Gori, che sborsa 11 miliardi di vecchie lire e fa sbarcare Rui Costa in Toscana.
Piccola curiosità: anni dopo uscirá il cosiddetto “Dream Team di Crujff mai realizzato” in cui figurano 4 ex Serie A: Rui Costa, Batistuta, Winter e Zidane.

Fiorentina: tra Champions e, forse, qualche rimpianto
Se nella prima stagione Rui Costa convince, anche grazie alle sue caratteristiche che stanno migliorando esponenzialmente, la Fiorentina, neopromossa (retrocessa clamorosamente due anni prim) è altalenante: si passa da partite in cui la Viola fa benissimo (5-2 contro il Napoli e 6-3 contro il Torino), a partite in cui i toscani si distraggono, come contro la Juve (sconfitta in rimonta per 3-2) o la roboante sconfitta contro la Lazio di Zeman (8-2). Nella stagione successiva però scatta la scintilla e arriva quarto e, soprattutto, vince la Coppa Italia e, nello stesso anno, vince contro il Milan la Supercoppa Italiana (2-1). La svolta però arriva dalla stagione 1997-1998, con l’arrivo in panchina di Malesani e il successivo 5° posto e un Rui Costa sempre più nei meccanismi della squadra. Questa esperienza con Malesani lo cambierá, sia tecnicamente che caratterialmente, come confermato da lui in un’intervista qualche anno fa:”Prima di conoscerlo avevo un difetto, scattavo senza sapere dove sarebbe andata la palla e Malesani un giorno fermò l’allenamento e mi disse: ‘Credi di avere gli occhi alla nuca?’. Da allora non ho più sbagliato”.

Estate 1998, Malesani viene mandato via da Cecchi Gori per far posto in panchina ad un allenatore che ha vinto sia in Italia che all’estero: Giovanni Trapattoni. La stagione per la Fiorentina inizia benissimo e a gennaio è Campione d’Inverno (facendo vittime illustre come Inter, Milan e Juventus). I tifosi non possono crederci, sembra un sogno ad occhi aperti, con Batistuta che segna a raffica e che mostra la sua “mitraglia” alla curva. Succede però che, durante un Fiorentina-Milan del febbraio ’99, nello scontro diretto per lo scudetto, Batistuta si fa male: stagione finita per lui. Ad inguaiare le cose ci si mette Edmundo, riserva di Batistuta che, invece di giocare con la Fiorentina, preferisce andare al Carnevale di Rio. I toscani crollano e arrivano terzi, posizione che lascia molti rimpianti tra i giocatori e i tifosi. Inoltre la Viola perde anche la finale di Coppa Italia contro il Parma.

Nella successiva stagione la Fiorentina partecipa alla Champions League, mettendosi subito in mostra: 3-3 contro il Barcellona e vittoria per 1-0, in Inghilterra, contro l’Arsenal di Wenger. Esce però alla seconda fase a gironi (prima così era strutturata la Champions League) contro Manchester United e Valencia. Rui Costa fa 6 gol e 8 assist, non certamente i numeri che ci si aspettavano. Questa è la stagione che fa iniziare il declino della Fiorentina: nel 2000 viene ceduto Batistuta alla Roma a causa soprattutto la crisi finanziaria del club e, nella stagione 2000/01, la Fiorentina cambia tre allenatori: Terim, Chiarugi e Mancini (prima esperienza da allenatore). Si posiziona al nono posto ma vince la Coppa Italia contro il Parma. A Rui Costa viene affidata la fascia di capitano e si dimostra un vero condottiero: trascina la Fiorentina alla vittoria della Coppa Italia, grazie ai suoi gol e ai suoi assist.

L’arrivo al Milan e la finale con il Portogallo
La Fiorentina, con molti debiti e a rischio fallimento, deve cedere e cede Rui Costa al Milan per 85 miliardi di lire: il portoghese accetta per amore della Fiorentina e saluta la sua curva. Al Milan è titolare e vince, alla prima stagione, la Coppa Italia ma soprattutto la Champions League, in finale contro la Juventus. Nei successivi due anni è sempre un ottimo giocatore, che mette assist su assist per i bomber Shevchenko e Inzaghi. Con i rossoneri vincerà di tutto ma con l’amaro in bocca per due finali: Lisbona 2004 e Istanbul 2005.

Gli Europei del 2004 vengono organizzati in Portogallo e, i lisutani, vengono da due Europei giocati ad alto livello: quarti di finale ad Euro 1996 e quarto posto ad Euro 2000. Sembra nata una nuova generazione, condita dall’ascesa del nuovo talento portoghese: Cristiano Ronaldo. L’esordio non è uno dei migliori: sconfitta per 1-0 contro la Grecia e Portogallo inizia male, poi però battono prima la Russia e poi la Spagna, mandandola fuori ai gironi. Ai quarti eliminano l’Inghilterra e, in semifinale, l’Olanda. L’Europeo sembra a portata di mano, anche perché la finale è contro la Grecia ma, gli uomini di Scolari, sottovalutano la sfida e perdono per 1-0, come era successo ai gironi. Rui Costa non trova tanto spazio e in finale viene fatto entrare solo a 25′ dalla fine, ma non basta. Dopo quella finale, decide di ritirarsi dalla Nazionale.

L’anno dopo il Milan arriva in finale di Champions contro il Liverpool, anche dopo aver fatto un ottimo cammino. Alla fine del primo tempo il Milan è avanti 3-0 e la vittoria sembra assicurata ma il dio del calcio ha altri piani: rimonta e vittoria ai rigori per il Liverpool. Rui Costa non gioca nemmeno questa finale ed entra solo al 112′.
Il ritorno al Benfica e il ritiro
Nel maggio del 2006 Rui Costa rescinde il contratto con il Milan e decide di tornare al Benfica, il suo grande amore, 12 anni dopo l’addio. Nel 2007 torna a San Siro per Milan-Benfica e la Curva Sud lo omaggia con tanti, tantissimi applausi alla sua entrata in campo. Si ritira nel 2008.

Comincia anche una carriera come dirigente, sempre nel Benfica, e sarà autore di molti colpi delle “Aquile”, fino a quando, nel 2021, non viene nominato presidente del club.

Auguri, Maestro.

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