63 anni di Ayrton Senna

Published by

on

Introduzione famiglia Senna

Aryrton Senna è nato il 21 Marzo 1960 a San Paolo. Il padre Milton da Silva, deceduto nel 2021 all’età di 94 anni, aveva origini spagnole, mentre la madre Neyde Joanna Senna era di origini italiane , con entrambi i nonni toscani. Da principio, il padre invitò Ayrton ad aiutarlo all’interno delle proprie fattorie, ma il pensiero delle quattro ruote era già presente nella sua testa. Grazie alla buona situazione economica della famiglia, egli iniziò così a correre già ad otto anni, sui kart. Da quel momento il suo inestimabile talento lo portò ad avere la strada spianata verso il successo.

La sua ascesa


Senna corse sui kart fino al 1978, durante quegli anni conquistò un gran numero di successi a livello giovanile. Nello stesso anno si trasferì in Italia, a Milano, dove sfiorò per due anni di fila il campionato mondiale. Nel 1980 il talento lo portò in Gran Bretagna, dove corse la Formula Ford 1600, la Formula Ford 2000 e, infine, la Formula 3 Britannica in cui trovò il successo finale con 12 vittorie, 15 pole e 13 giri veloci, su 20 gare. Dopo appena tre anni, Ayrton era già seduto su un sedile di F1 per alcuni test e nella stagione seguente, all’età di 24 anni, esordì con la Toleman. Sin dalle prime battute si dimostrò all’altezza, concludendo la sua prima stagione in 9 posizione, con tre podi e un giro veloce. Nella seconda stagione si trasferì alla Lotus, dove rimase fino al 1987. In questo periodo alzò ancor di più la propria asticella, arrivando per sei volte alla vittoria. Durante l’ultima stagione alla Lotus ottenne il terzo posto nel mondiale, alle spalle del connazionale Nelson Piquet e del britannico Nigel Mansell. Nel 1988 approdò alla Mclaren a fianco del francese Alain Prost, con cui iniziò la grande rivalità. Questa stagione iniziò male, Ayrton venne squalificato nel GP di casa in Brasile a causa dell’utilizzo del muletto e si ritirò nella terza gara a Monaco. Però, “Magic” è famoso per non tirarsi mai indietro: Ayrton lottò, riuscendo a laurearsi campione del mondo con una gara di anticipo, con un bottino finale di otto vittorie e tredici pole position su sedici gare. La stagione successiva, ebbe la meglio Alain Prost, laureandosi campione nella nota gara di Suzuka. Dove i due si diedero battaglia fino a toccarsi, contatto che mise fuori dai giochi Prost, con la vittoria finale di Senna. A fine gara, dopo molte polemiche, quest’ultimo venne squalificato, accusato di aver tratto vantaggio dalla spinta dei commissari e per essere rientrato in maniera irregolare.

Gli anni d’oro di Senna

La stagione del 1990 per Senna non inizia nel migliore dei modi, dopo la sentenza del 31 Ottobre 1989 il pilota è stato giudicato pericoloso dalla FIA e ha subito una multa di 100000 $. In seguito a ciò Ayrton considerò il ritiro dalle corse, accusando la FIA di aver manipolato l’esito del campionato, per le continue proteste del pilota la federazione decise di sospendergli la super licenza per 6 mesi, restituendogliela solamente in seguito alle scuse del Magic via lettera. Al ritorno di Senna in pista, in McLaren la situazione era cambiata, Prost era ormai approdato in Ferrari e Berger aveva preso il suo posto, ma la sfida in pista era sempre la stessa, si ripeteva il circolo vizioso di Prost contro Senna. Una sfida infinita e sorprendentemente bella da vedere, che come l’anno precedente vide lo scontro decisivo sempre a Suzuka, in quella stessa pista dove Senna aveva perso il campionato e dove Prost aveva trionfato. Nella Suzuka del 1990 però ad essere davanti nella classifica del campionato era il brasiliano, distaccato di nove punti sul francese. Ma come un “deja vu” vi furono di nuovo polemiche: Senna aveva preso la pole position e voleva un cambio di posizione della pole position sul lato pulito della pista. La richiesta venne rigettata e il brasiliano accusò la Federazione di agire sempre in favore dell’avversario francese. Senna aveva ipotizzato bene, il lato pulito agevolò la partenza di Prost, che subito guadagna la prima posizione, ma alla prima curva avvenne un vero e proprio colpo di scena: mentre il pilota della Ferrari iniziava a rallentare per poter effettuare la curva, Senna decise di non togliere il piede dall’acceleratore, prendendo in pieno Prost a 270 km/h. Per loro la gara più attesa dell’anno si concluse alla prima curva e lo scontro venne considerato un incidente di gara, Senna era campione, Prost aveva perso gara e campionato. Solo qualche mese più tardi il brasiliano ammetterà di aver provocato volontariamente l’incidente, in nome della gestione del campionato del 1989. Nel 1991 Senna parte bene, vince i i primi quattro gran premi in calendario, tra le quali si ricorda con ammirazione il Gp di Interlagos, la prima storica vittoria del brasiliano di fronte ai suoi concittadini. Una gara estenuante, difficile soprattuto per i problemi al cambio con cui Senna dovette lottare fino alla bandiera a scacchi. Da una battaglia per cercare di sfuggire a Mansell, che al sessantunesimo giro è costretto al ritiro, diventa una battaglia con il mezzo per lui più fidato, la sua McLaren, non può tradirlo li, davanti ai migliaia di fan che invocavano il suo nome. I giri per Ayrton sembrano interminabili, il cambio gli lascia un’unica marcia, la sesta, e Senna si affatica sempre di più per affrontare le curve lente del tracciato brasiliano. Le sfide per Senna non sembrano finire mai, dietro di lui Patrese si avvicina sempre di più e sul circuito inizia drammaticamente a piovere. Gli ultimi giri distruggono il campione, che nonostante tutto va avanti, tenta di fuggire da Patrese, gestisce una macchina ingestibile e vince la gara più agognata e più difficile della sua vita.

📸 Girardo & Co. archive

La Mclaren non va, ma Ayrton vince ancora

Conclusa la stagione 1991 Senna affronta un 1992 complesso soprattutto per lo potenza irraggiungibile di Mansell con la Williams e i problemi di natura tecnica della sua McLaren, riuscendo comunque a conquistare il gran premio di Monaco, d’Ungheria e d’Italia. Senna decise di restare in McLaren anche nel 1993 con cui, nonostante la macchina non fosse molto performante in pista, vince 5 gare, posizionandosi al secondo posto nel mondiale piloti, alle spalle dell’eterno rivale, Alain Prost. A fine anno Senna annuncia l’addio alla McLaren e il trasferimento in Williams per quell’ultima fatale stagione del 1994.

Gli ultimi chilometri di Senna

La Williams non sembra però essere competitiva come negli anni precedenti, soprattuto per il divieto di dispositivi elettrici e per una progettazione della zona dell’abitacolo troppo ristretta che non permette al pilota di guidare con facilità. Senna nelle prime due gare del campionato è costretto al ritiro, ma riesce comunque a conquistare la Pole position nel Gran Premio di San Marino al termine di una sessione di qualifiche molto difficile, che aveva tristemente visto la morte del pilota austriaco, Roland Ratzenberger, un incidente che aveva turbato tutto il circus della Formula Uno, ma in particolar modo Senna, che quella sera nella suite numero 200 dell’hotel Castello non riuscirà a non pensare a quel tragico evento accaduto a un suo collega, a un suo amico, che decise di ricordare portando con se all’interno dell’abitacolo della sua Williams una bandiera austriaca da poter sventolare in caso di vittoria, anche se Senna quel gran premio non lo concluse mai. Era il 1 Maggio 1994 e Ayrton, ferito nell’animo da quanto accaduto il giorno prima, si appresta ad affrontare il Gp di San Marino partendo dalla pole position, non sapeva però che al settimo giro, alle 14:17, sarebbe uscito di pista alla curva Tamburello per il cedimento del piantone dello sterzo, modificato in seguito alle prove per poter guidare al meglio la vettura. La saldatura manuale però cedette e rese ingestibile la guida, Ayrton non potè fare altro che abbandonarsi a quel terribile destino. Con l’impatto il puntone della sospensione anteriore destra si conficcò nella parte superiore della visiera del pilota, causando al campione un importante trauma cranico. Senna fu trasportato all’ospedale maggiore di Bologna, dove venne ricoverato nel reparto di rianimazione, ma nonostante i numerosi tentativi dei medici per lui non ci fu nulla da fare, alle 18:40 Ayrton terminò la sua ultima corsa

(Articolo con le prime due parti scritte da Iacopo Salvatori e le restanti tre scritte da Martina Bordoni)

Lascia un commento