La rappresentanza italiana in Formula uno fa spesso riferimento alla Ferrari, simbolo di questo sport grazie ai successi del passato (e si spera anche del futuro). Tuttavia in griglia ci sono anche altri due team a rappresentare il nostro paese. Il primo è l’Alfa Romeo, anche se presente solo in veste di sponsor mentre il team corre con licenza svizzera, e poi c’è la Alpha Tauri, il team satellite della Red Bull che ha la sua base a Faenza e corre con licenza italiana.
Proprio di quest’ultimo andremo a raccontarvi una storia che in Formula 1 dura da ben 38 anni, con radici ancor più antiche, provenienti dalla famiglia Minardi
GLI INIZI DELL’ERA MINARDI
La storia della Minardi comincia nel lontano 1927, quando il signor Giovanni Minardi divenne il proprietario della concessionaria FIAT di Faenza.
Nel 1972 poi il figlio di Giovanni, Giancarlo, divenne il capo della “Scuderia del passatore” che disputò il campionato di Formula Italia e Formula 3.
Nel 1974 cambiò nome in “scuderia Everest” iscrivendosi al campionato di Formula 2. Sempre nella categoria cadetta a partire dalla stagione 1980 si chiamò per la prima volta Minardi e l’anno successivo con Michele Alboreto arriva la prima vittoria a Misano.
Con il passare delle stagioni e su spinta del socio Piero Mancini, Gian Carlo Minardi prese sempre più in considerazione l’approdo in Formula 1 che diventerà realtà nella stagione 1985
LA MINARDI IN F1 (1980-1999)
La prima stagione in massima categoria è quindi quella del 1985, utilizzando propulsori Ford. Alla guida della scuderia Faentina vi è Pierluigi Martini ma l’anno d’esordio in F1 si conclude senza punti per la Minardi e con il miglior risultato un ottavo posto nell’ultima gara in Australia.
Le due annate successive saranno sulla stessa falsariga e solo nel 1988 arriva il primo punto della scuderia, grazie al 6° posto di Martini (tornato a Faenza) nel Gp degli Stati Uniti a Detroit.
Andrà ancora meglio nella stagione successiva dove lo stesso Martini ottiene due quinti posti a Silverstone ed Estoril, che equivalgono ai migliori risultati della scuderia, che a fine anno chiuderà con 6 punti e l’11° posto nel mondiale costruttori
Dopo un anno anonimo nel 1990, sarà nel 1991 che ancora una volta Martini spinge in alto la Minardi con due quarti posti a Imola e in Portogallo, dove in quest’ultima ha sfiorato il podio per la scuderia Faentina, mettendo pressione alla Ferrari di Alesi. La stagione si chiude con 6 punti e un buon 7° posto in classifica per la Minardi
Risultati che verranno più o meno ripetuti nel 1993, quando alla gara d’esordio Christian Fittipaldi sfiora il podio in Sudafrica e il mondiale si chiuderà con 7 punti e l’ottava posizione in graduatoria.
Gli anni a seguire saranno sempre più negativi per la Minardi, che dopo una discreta stagione nel 1994, andrà incontro ad una profonda crisi di risultati, con tre stagioni di fila senza punti tra il 1996 e il 1998 ma facendo esordire piloti del calibro di Giancarlo Fisichella e Jarno Trulli.
A riportare la Minardi a punti dopo ben 62 gare sarà Marc Genè nel gran premio d’Europa 1999 con un 6° posto

IL NUOVO MILLENNIO E LA CESSIONE ALLA RED BULL (2000-2005)
Quel 6° posto del Nurburgring rimarrà a lungo l’ultimo punto del team di Faenza, che a inizio millennio oltre ad una crisi tecnica incorre anche ln problemi finanziari e nel 2001 l’australiano Paul Stoddart rileva il team.
Nonostante questo sempre nel 2001 fece debuttare in Formula 1 il promettente Fernando Alonso e l’anno successivo il talentuoso Mark Webber.

Proprio quest’ultimo alla gara d’esordio in Australia ottiene un 5° posto che permette alla Minardi di tornare a punti dopo due anni e mezzo. Quelli saranno anche gli unici punti del team nella stagione 2002, chiusa al 10° posto.
Il 2003 vede aggravarsi sempre più la situazione finanziaria del team, anche sotto la guida di Stoddart e la stagione si chiuse senza punti.
Non andrà meglio nel 2004, dove l’unica marcatura avverrà nel GP degli Stati Uniti con Zsolt Baumgartner, che chiuse ottavo a 3 giri da Michael Schumacher, in un gp dove al traguardo arrivarono solamente otto vetture.
Anche nella stagione successiva Indianapolis sarà la gara che darà punti al team di Faenza, in una corsa disputata dalle sole sei vetture gommate Bridgestone dove le due monoposto italiane si piazzarono 5° e 6° con Christian Albers e Patrick Friesacher. Questi saranno gli ultimi punti in Formula 1 per la Minardi, che a fine stagione sarà ceduta alla Red Bull che ne farà il team satellite della casa austriaca.
L’esperienza della Minardi in F1 si chiude così dopo 21 stagioni, 340 gare disputate e nessun podio, ma rimanendo comunque nel cuore dei tifosi

L’ERA TORO ROSSO CON I V8 (2006-2013)
Con il passaggio di proprietà la Red Bull costituisce quindi il suo team satellite ribattezzandolo Toro Rosso. La sede del team rimane comunque Faenza così come la licenza rimane italiana.
Nella prima stagione del nuovo team vengono scelti come piloti l’italiano Vitantonio Liuzzi e lo statunitense Scott Speed.
Ancora una volta sarà il GP degli Stati Uniti a portare fortuna al team, con Liuzzi che giunse 8° al traguardo raccogliendo l’unico punto stagionale della nuova squadra, che chiuderà la stagione al nono posto davanti alle rivali Midland e Super Aguri
Il 2007 sembra proseguire sulla falsariga dell’anno precedente e a metà stagione Speed viene rimpiazzato dal giovanissimo Sebastian Vettel. Proprio quest’ultimo in Cina otterrà uno straordinario 4° posto, con Liuzzi che finisce 6° e portano la scuderia di Faenza a chiudere all’ottavo posto il mondiale con 8 punti conquistati. Posizione che poi diventerà settima per via della squalifica della McLaren
Nel 2008 invece avviene il salto di qualità della scuderia faentina. Con Bourdais che prende il posto di Liuzzi e affianca Vettel, la Toro rosso mette in sequenza una serie di risultati utili con il punto più alto che arriva nel weekend di Monza. Qui Sebastian Vettel realizza la pole position il Sabato e poi la Domenica domina la gara dall’inizio alla fine regalandosi la sua prima vittoria e la prima per questo team in Formula uno. La stagione si concluderà con un 6° posto in classifica precedendo la casa madre Red Bull e paradossalmente riuscendo a trovare la prima vittoria in F1 prima della scuderia austriaca.

Il 2009 per la Toro rosso sarà molto negativo, con l’avvicendamento tra Alguersuari e Bourdais a metà stagione e l’arrivo di Buemi al posto di Vettel, promosso in Red Bull. La scuderia italiana racimolerà appena 8 punti in classifica chiudendo in ultima posizione nel campionato costruttori, superata anche dalla Force India.
Tra il 2010 e il 2013 il team alternerà ottavi e noni posto in classifica, risultando spesso la squadra meno competitiva del lotto, e più veloce solamente di Caterham, Hrt e Marussia, che facevano solo presenza in griglia. In questo quadriennio i piloti sono stati Buemi e Alguersuari fino al 2011 e successivamente Vergne e Riccardo.
L’ERA IBRIDA (2014-2019)
Il 2014 segna il passaggio all’era ibrida e anche per la ToroRosso implica uno step in avanti. Daniil Kvyat prende il posto di Ricciardi (promosso in Red Bull) e la scuderia chiude al 7° posto com 30 punti conquistati.
Il 2015 nonostante si chiude nella stessa posizione di graduatoria porterà il team satellite della Red Bull a conquistare più del doppio dei punti grazie alla nuova line-up composta da Carlos Sainz Jr e il 17enne Max Verstappen, che giunge 4° a Budapest e ad Austin.
Anche nel 2016 i risultati saranno più o meno gli stessi, nonostante il ritorno di Kvyat al posto del promosso Verstappen dopo i primi 4 gran premi.
Nel 2017 la Tororosso mantiene il suo rendimento anche se i continui cambi piloti che hanno portato a chiudere la stagione con Gasly e Hartley hanno penalizzato la scuderia. Proprio questo sarà il preludio ad una stagione negativa nel 2018, chiusa al 9° posto con 33 punti conquistati.
Il 2019 è l’anno dei record per una scuderia che vede il ritorno di Kvyat e l’arrivo di Albino, che a metà stagione sarà sostituito con il ‘ritornante’ Pierre Gasly. Proprio Kvyat ad Hockenheim riporta il team di Faenza sul podio dopo 11 anni conquistando un fantastico 3° posto. Giungerà a podio prima della fine della stagione anche Pierre Gasly, con il 2° posto a Interlagos e una stagione che si chiude al 6° posto con 85 punti, la migliore di sempre per la Toro Rosso
L’ERA ALPHA TAURI (2020-OGGI)
A partire dalla stagione 2020 la scuderia faentina per motivi di sponsorizzazione cambia nome in AlphaTauri, pur rimanendo con stessa licenza e di proprietà Red Bull, ma di fatto chiudendo l’era Tororosso dopo 13 stagioni
La prima annata sotto il nuovo nome comincia solo a Luglio per via del Covid ma in pista la vettura italiana mostra ottimi risultati con Kvyat e Gasly raggiungendo costantemente la zona punti. Il punto più alto però avviene a Monza, proprio lì dove 12 anni prima arrivò il primo successo della scuderia, stavolta è Pierre Gasly a riportare l’Alpha Tauri sul gradino più alto del podio in una gara pazza ma condotta da campione da parte del francese che si prende la sua rivincita dopo la retrocessione dalla Red Bull. La stagione dell’Alpha Tauri si chiude al 7° posto con 107 punti conquistati.

Il 2021 sarà ancora meglio per la scuderia di Faenza, con Tsunoda che prende il posto di Kvyat ma arriva il 6° posto nel mondiale costruttori con 142 punti e un podio in Azerbaijan grazie al 3° posto di Gasly. Numeri record che fanno sì che questa diventi la miglior stagione in assoluto per il team italiano.
Con il nuovo regolamento del 2022 però l’Alpha Tauri ne esce notevolmente ridimensionata e la stagione si conclude solamente con il penultimo posto in classifica davanti alla sola Williams.
Ora il 2023 dovrà essere l’anno del riscatto per questa scuderia che oramai da quasi 40 anni fa parte del circus, e alla quale abbiamo imparato a volerle bene!


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