
“Nella Roma migliore di tutti i tempi, come centrali prendo due stranieri: quello falso, Vierchowood, e quello vero, Aldair“. (Nils Liehdolm)
A 16 anni Aldair viene selezionato dal Vasco da Gama per un provino nelle giovanili del club. Il ragazzino accetta il trasferimento a Rio, ma la pressione è troppo forte e il suo potenziale in bianconero resta pressoché inespresso. Alla fine del periodo di prova viene scartato. Sembra chiudersi senza nemmeno essere mai veramente cominciata la storia calcistica di quello che diventerà uno dei migliori e più vincenti difensori della nazionale brasiliana. Il richiamo per il calcio e per il suo Pese però è troppo forte. Nel 1985 a bussare alla porta di casa del difensore brasiliano è il Flamengo. In rossonero cresce sotto l’ala protettiva di Leandro, suo compagno di reparto e leggenda della retroguardia del Mengão. E insieme a lui vincerà anche il suo unico campionato brasiliano all’esordio tra i professionisti.
Nel 1989 passò al Benfica di Lisbona, in Portogallo. Alla sua prima esperienza fuori dal Brasile giocò 21 partite da titolare,segnando 5 gol. In tale occasione arrivò a giocare la finale di Coppa dei Campioni, disputata il 23 maggio allo stadio Prater di Vienna poi persa per 1-0 contro il Milan.
Di lui iniziano a parlare con insistenza anche in Italia,molte squadre restano colpite dalla forza fisica e dal temperamento del brasiliano,ma anche dalle sue doti di leader silenzioso, poco amante dei riflettori.
In contemporanea arrivano le prime convocazioni con il Brasile e l’inserimento nella lista per la Copa America 1989. Partito come riserva, Aldair scala rapidamente le gerarchie, diventa titolare inamovibile dei verdeoro e da esordiente vince anche il primo trofeo continentale con la sua nazionale.
Nel 1990 la Roma se lo aggiudica per 6 miliardi di lire. In giallorosso vince subito la Coppa Italia, continuando la tradizione favorevole che lo vede sollevare un trofeo a ogni esordio in una nuova squadra.
Aldair farà la storia a Roma:oltre a vincere un trofeo al suo primo anno nella capitale,vestirà quella maglia per ben 13 anni,diventando capitano e,da gran capitano e leader dello spogliatoio,capirà presto che la fascia indossata da lui finirà nel giro di poco sul braccio di un altro uomo destinato a fare la storia di Roma:Francesco Totti. La fascia passa quindi dal suo braccio a quello del numero 10. Un gesto che sancisce una volta per tutte il legame indissolubile tra Aldair e la Roma.
Insieme a Totti,vincerà lo scudetto nel 2001,dove però brasiliano giocherà scamlpoli di partite per via della rottura del legamento crociato del ginocchio destro che gli fa saltare anche la gara decisiva contro il Parma all’Olimpico il 17 giugno.
Aldair completa il ciclo di trofei del nostro calcio conquistando anche la Supercoppa Italiana, diventando il primo calciatore della storia della Roma a vincere tutte e tre le competizioni italiane. L’unico altro romanista a riuscirci sarà lo stesso Francesco Totti. Al suo addio,la Roma inizialmente decide di ritirare il 6,suo numero di maglia,che finirà di nuovo indosso ad un calciatore giallorosso più di 10 anni dopo,con Kevin Strootman. La sua carriera termina con un anno in B al Genoa e l’esperienza al Murata,squadra sammarinese,squadra con la quale vincerà il campionato.
A 41 anni termina la carriera di Aldair Nascimiento dos Santos,per tutti “O Pluto”,data la somiglianza secondo i tifosi giallorossi con lo storico cane migliore amico di Topolino.
Una carriera che si pensava non potesse mai cominciare,da quando fu scartato dalle file del Vasco da Gama,a diventare una delle più belle che il Brasile e la Serie A abbiano mai visto.
Leader in campo e a suo modo fuori,sempre composto e mai sopra le righe.
Silenziosamente potente,armoniosamente impassibile.
Tanti auguri,Aldair.


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