Correva il giorno 28 ottobre 1990: l’Italvolley è sul tetto del mondo

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Perdersi nelle grandi storie. Quelle che solo lo sport sa regalare. Oggi, risfogliando il libro dei ricordi, mi sono soffermato su una data, su un giorno, all’apparenza come gli altri, ma che invece ha segnato l’inizio di un’era unica nel suo genere per il nostro Paese. 28 ottobre 1990: prima però, facciamo un passo indietro.

Parlare di inizio vero e proprio è sbagliato, perché l’anno prima della rassegna in Brasile vincemmo i campionati europei. Sta di fatto che, in quella storica serata del 28 ottobre, l’Italvolley acquisì la consapevolezza definitiva della propria forza. Eravamo i migliori, punto. E lo dimostrammo sin dalle prime battute di quel mondiale in salsa brasiliana, con due vittorie facili contro Camerun (3-0) e Bulgaria (3-1).

Ma la maturità, la personalità, il carattere di quella squadra emersero dopo la prima, brutta sconfitta nella fase a gironi, contro i cubani del Diablo Despaigne. Da lì, iniziò un altro mondiale per noi. A partire dagli ottavi: 3-0 alla Slovacchia, seguito da un’altra vittoria netta contro l’Argentina. In semifinale arriva il Brasile. Partita elettrizzante, lunga, difficile, ma le mani non tremano: al quinto set, Lucchetta ci porta in finale. Ancora contro Cuba, ancora contro Despaigne. Stavolta però, la storia da raccontare è un’altra: perché loro vinceranno si il primo set, ma noi, con una prova di forza straordinaria, che definisce l’infinita grandezza di quei ragazzi, riusciremo a rimontare vincendo il secondo e il terzo set. Poi, il quarto, un duello al cardiopalma, risolto da una fucilata di Bernardi che il muro cubano può solo deviare.

Siamo campioni del mondo per la prima volta. Grazie al miglio giocatore del torneo, Lucchetta. Grazie a Gardini. A Tofoli. A Bernardi. A Zorzi. A Giani. A Anastasi. Al mister, Julio Velasco, il direttore d’orchestra di un capolavoro all’italiana. Che ancora non sapevamo ci avrebbe consegnati all’empireo dello sport.

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