Correva il 12 ottobre 2003 quando l’Italia, ancora sotto le lenzuola, viene risvegliata dalle note dell’inno di Mameli, due volte. Prima Michael Schumacher, dal Giappone, e poi Valentino Rossi, dalla Malesia, fanno risuonare l’inno azzurro nelle case degli italiani. Le due leggende del motorsport si laureano nello stesso giorno, ancora una volta, campioni del mondo.
Il tedesco, a bordo della Rossa di Maranello conquista il sesto titolo personale, quarto consecutivo con Ferrari, mentre per il centauro di Tavullia si tratta del quinto titolo iridato, terzo in successione nella classe regina.
LA CORSA AL TITOLO DI MICHAEL
Il 2003 è stato per la Formula 1 un anno molto importante che ha visto, ad inizio stagione, grandi rivoluzioni nel regolamento. La principale riguardante il sistema di punteggio, dal 2003 infatti sono i primi 8 classificati a conquistare punti e non più solo i primi cinque al traguardo. Passando poi per il sistema di qualifica, anch’esso modificato e passato ad una sorta di Superpole con un solo giro lanciato a disposizione dei piloti per conquistare la pole position per arrivare all’introduzione del parco chiuso e la conseguente abolizione del warm-up della domenica mattina.
Una stagione insomma, molto differente da quelle viste in precedenza.
Un’unica cosa non ha visto cambiare la Formula 1 nel 2003, il vincitore finale. Al termine della stagione è infatti, ancora una volta, Michael Schumacher a trionfare.
Nel corso della stagione il tedesco era stato in grado di conquistare sei vittorie e due terzi posti, presentandosi all’ultimo appuntamento della stagione con un vantaggio rassicurante su Raikkonen, secondo in classifica. Un vantaggio che però ancora non gli consentiva di festeggiare la conquista del titolo. Si arriva allora a Suzuka con la lotta al mondiale ancora aperta e con il meteo a fare da variabile determinante del weekend.
SUZUKA PER LA LEGGENDA
Le qualifiche sono infatti pesantemente condizionate da uno scroscio d’acqua. La Superpole infatti premia chi scende in pista nella prima parte di qualifica e penalizza fortemente gli ultimi piloti. A conquistare la pole position è Rubens Barrichello davanti a Juan Pablo Montoya. Sono solo 8° e 14° i due pretendenti al mondiale Raikkonen e Schumacher.
La gara vede continui colpi di scena, con i due piloti costretti alla rimonta per sperare nella conquista della corona d’alloro. Raikkonen vola nella prima parte di gara andandosi a prendere la prima posizione, mentre Schumacher è vittima di un contatto ed è costretto a rientrare ai box per sostituire l’ala anteriore danneggiata, finendo così in fondo al gruppo.
A metà gara il finlandese sembra destinato alla clamorosa vittoria del titolo, ma ecco l’ennesimo colpo di scena della gara: il pilota McLaren torna ai box per il cambio pneumatici, ma, non trovando feeling con questo nuovo set di gomme, vede svanire sempre più il vantaggio creato nelle prime fasi, finendo per perdere la prima posizione a favore di Barrichello, il finlandese si deve così accontentare di tagliare il traguardo per secondo, dicendo addio alle speranze di titolo.
Nel mentre è rimonta furibonda di Schumacher dalle retrovie: il tedesco dall’ultima posizione riesce a raggiungere l’ottava, conquistando un punto che, in combinazione alla seconda posizione di Raikkonen, significa titolo iridato.
È un titolo importantissimo, non solo per Schumacher e per la Rossa, ma anche per questo sport. Un titolo che segna la storia della Formula 1, perché mai nessuno nella storia di questo sport era riuscito a conquistare 6 titoli mondiali nella propria carriera. Il pilota tedesco con questo successo, abbatte il record di Juan Manuel Fangio che, 46 anni prima, si era fermato a 5.
IL CIELO È AZZURRO SOPRA SEPANG
È proprio il numero 46 a collegare il Giappone alla Malesia. Il numero 46 a collegare Suzuka a Sepang, dove un paio d’ore dopo Valentino Rossi taglia il traguardo in prima posizione e conquista il quinto mondiale in carriera, il terzo in classe regina ed il secondo da quando quest’ultima si chiama “MotoGP”.
La MotoGP arriva in Malesia per la seconda delle tre tappe asiatiche, nonché terzultima gara stagionale. Valentino Rossi arriva a Sepang con la prima occasione di chiudere matematicamente la lotta al titolo, sono 58 i punti di vantaggio su Gibernau prima del weekend, al pilota di Tavullia basta quindi perdere meno di otto punti dallo spagnolo per portare a casa il mondiale.
“Perdere” però, non è un vocabolo che Rossi, nel corso della stagione, era riuscito a tollerare. Uno strapotere, nel corso dell’anno che il centauro Honda, vuole rimarcare a Sepang per coronare, nel migliore dei modi, una stagione perfetta. Ecco allora che, già dal sabato, Rossi mette le cose in chiaro conquistando la pole position.
La domenica poi, non vi è occasione alcuna di contrastare Rossi, ci prova Gibernau prendendo la testa della corsa nei primi due giri, prima di venir scalzato, ancora una volta, dal ragazzo di Tavullia. Valentino Rossi effettua il sorpasso sullo spagnolo e domina il resto della gara, senza possibilità di replica, andando a vincere e conquistando così il quinto titolo iridato di carriera.
ROSSI-HONDA, L’ULTIMO ATTO DI UN DOMINIO
Sepang è solo la ciliegina sulla torta di una stagione dominata, dall’inizio alla fine, perché quell’Honda RC211V, nelle mani di Rossi è stata poesia, è stata perfezione. Un binomio vincente, perfetto, impeccabile e, forse, irripetibile. Sedici le gare in stagione, sedici i podi di Valentino Rossi, nove le vittorie, cinque i secondi posti e due i terzi posti, due “medaglie di bronzo”, forse per far credere di essere umano.
Per la seconda stagione consecutiva Valentino Rossi e Honda, se al traguardo, non sono mai scesi dal podio. Una statistica da marziano per il pilota di Tavullia che, fatta eccezione per il Gran Premio di Repubblica Ceca del 2002, nel quale è stato costretto al ritiro, per due stagioni non ha conosciuto risultato diverso dai gradini del podio.
È, il 2003, l’ultimo atto della storia d’amore perfetta tra Rossi e la Honda, una storia che li ha visti dominare dalla prima all’ultima curva e che ha avuto, come conclusione, l’unica concepibile dalle due parti, il trionfo.
12 ottobre 2003, Rossi e la Rossa svegliano l’Italia suonando Mameli.







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