Un capitano eterno,una storia d’amore lunga 30 anni dalle giovanili alla prima squadra. Un amore che continua ancora oggi a Roma e che non potrà mai essere scalfito.
BIOGRAFIA
Roma,Porta Metronia.
È lì che è nato 46 anni fa ed è per quelle strade che inizia a dare i primi calci al pallone.
Muove i suoi primi passi alla Fortitudo,all’età di solo 7 anni,per poi trasferirsi e giocare due anni sotto età alla Smit Trastevere,squadra dilettantistica di Roma.
A soli 11 anni,Ariedo Braida,allora DS del Milan, cercò invano di portare Francesco a Milano.
Appena un anno dopo,Totti,che intanto si trasferì alla Lodigiani,era ad un passo dal firmare con la Lazio.
L’affare non ci concluse grazie a Gildo Giannini, così volenteroso di avere Totti tra i suoi che addirittura si presentò fuori la casa del calciatore,dove convinse i genitori a firmare per la Roma.
Da qui,la storia di Francesco e della Roma mutò inevitabilmente,e nessuno,proprio nessuno credeva che quel ragazzino un giorno avrebbe fatto la storia della città.
ESORDIO, PRIMO GOL E FASCIA DI CAPITANO
Dopo 3 anni passati tra le fila delle giovanili,dove vinse lo scudetto Allievi e la Coppa Italia con la primavera,Francesco finalmente è pronto per il grande salto.
Ad aiutarlo è Vujadin Boskov,allenatore della Roma,che lo fa esordire in un Brescia Roma a 16 anni, il 28 marzo 1993.
Qualche mese dopo,alla guida della Roma arriva Carlo Mazzone e per Totti diventa quasi come un secondo papà.
Lo cura, lo “usa” in campo in modo parsimonioso e lo difende da tutte le malelingue e dalle critiche a cui un ragazzino di soli 16 anni non riesce a difendersi.
Intanto debutta da titolare contro la Sampdoria in Coppa Italia e sempre contro la Sampdoria in Campionato il 27 febbraio 2004.
Dopo un periodo non del tutto facile con Carlos Bianchi in panchina per Totti arriverà la consacrazione negli anni a venire.
Sotto Zdenek Zeman capisce davvero che può diventare un campione. È affine al mister ceco,che gli affida le chiavi della trequarti, ruolo che lui ammaestra e con il quale si assume sempre più responsabilità.
Il 31 ottobre 1998 Aldair gli cede la fascia da capitano.
Il “Pupone” (nomignolo mai amato da Totti) era diventato finalmente grande.
Roma aveva scelto il suo condottiero.
SCUDETTO E IL 2006
L’anno 2000-2001 è destinato a rimanere impresso nella mente di tutti i tifosi giallorossi.
Alla guida c’è Fabio Capello, già vincitore con Milan e Real Madrid, che costruì la squadra intorno al suo capitano e numero 10.
Al fianco di due campioni come Batistuta e Montella, Francesco poté finalmente esprimere tutto il suo talento.
E dopo un girone d’andata da campioni d’inverno, Totti e la Roma si consacrarono tra i grandi di quel periodo.
Vittorie su vittorie e campionato vinto all’ultima giornata di fronte ad un Olimpico strapieno. Contro il Parma, 3-1 e gol del capitano.
Come un Re che finalmente conquista la sua corona, così Totti si accingeva a diventare per sempre una sola cosa con i suoi tifosi.
A fine anno arriverà quinto alla lista dei candidati per il Pallone d’oro.
Negli anni a venire, si ricordano bene due cose del capitano: il cucchiaio favoloso all’Inter partendo da centrocampo, rimasto tra i gol più belli del calcio italiano e l’infortunio gravissimo causato da Vanigli, a Roma, il 19 febbraio 2006.
La rottura del perone che avrebbe potuto impedirgli di partecipare alla spedizione mondiale.
Dove lui però, dopo 4 mesi di recupero, va.
Dopo due delusioni al Mondiale 2002, dove venne espulso contro la Corea, e l’europeo 2004, dove la prova TV condannò il romano per uno sputo ai danni di Poulsen, che gli costò 3 giornate, la consacrazione arriva anche in Nazionale.
Vi erano forti dubbi sulla sua presenza, ma la sua forza di volontà sarà più forte e, dopo aver fatto urlare tutta Italia con il gol al 96′ all’Australia agli ottavi, si consacrerà campione del mondo. Sarà quella la sua ultima apparizione con la maglia Azzurra.
FINALE
Gli ultimi anni della sua carriera vedono Totti giocare sempre meno a causa di alcuni problemi fisici e dello scarso feeling che va creandosi con Luciano Spalletti.
Il 28 maggio 2017 è l’ultima apparizione del capitano.
È l’ultima apparizione del gladiatore nel suo “Colosseo”.
Quella che è stata casa sua per 30 anni.
L’Olimpico piange.
Sono tutti in lacrime,dai più grandi ai più piccoli.
Il capitano si ritira.
E con lui,un pezzo di storia.
Una storia d’amore che rimarrà per sempre.
“È il calciatore più forte del mondo” dichiarava Pelé.
“Il calciatore più forte che ho visto nella mia vita,sei il Re di Roma” aveva rilasciato in un’intervista Maradona.
Un uomo capace di far alzare il Bernabeu in piedi.
Che ha resistito alle tentazioni delle big d’Europa per amore di Roma e della sua gente.
Buon compleanno,leggenda.





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