
“Chi vince festeggia, chi perde spiega”. Con questa frase, Julio Velasco (che in seguito a queste parole si dimise da tecnico della nazionale italiana di pallavolo), mette la parola fine sulla indimenticabile generazione di fenomeni del volley nostrano, dopo la cocente sconfitta subita nella finale olimpica contro l’Olanda. Proprio l’Olanda: adesso, per andare avanti, è necessario fare un passo indietro.
Quella squadra era semplicemente imbattibile. Ha vinto e stravinto tutto: due mondiali, una coppa del mondo e tre europei, arrivando alle Olimpiadi del 1996 da assoluta favorita. Ma l’avvicinamento alla rassegna a 5 cerchi non fu dei migliori. Infatti gli azzurri persero il titolo della World League per la prima volta dopo otto vittorie in fila, nella finale contro l’Olanda. Eh già proprio l’Olanda. Detto questo, arriviamo al grande giorno: i 12 scelti da Velasco per i giochi olimpici (Tofoli, Bernardi, Zorzi, Cantagalli, Gardini, Giani, Bracci, Meoni, Bovolenta, Papi, Gravina, Sartoretti), partono con i favori del pronostico.
E l’avvio del torneo non poteva essere migliore: l’Italia vince 3-0 tutte le sfide del suo girone, contro Jugoslavia, Corea del Sud, Tunisia, Russia e, ancora, Olanda. Ai quarti di finale affrontiamo l’Argentina, e dopo una partenza in sordina chiudiamo la pratica in grande stile. In semifinale si deve ancora arrendere la Jugoslavia in quattro set, nell’altra sfida l’Olanda batte la Russia e ci raggiunge in finale.
Sarà ancora Italia Olanda. 16.000 spettatori animano l’Omni Coliseum, quel 4 agosto 1996. Che di lì a poco sarebbe entrato nella storia come il giorno in cui caddero i nostri giganti. Ma ancora non lo sapevamo, ed eravamo pronti a goderci una partita di grande pallavolo.
Il primo combattuto set va all’Olanda, a cui segue, seppur a fatica, la reazione azzurra nel secondo parziale, vinto da noi. Il terzo set lo vincono ancora agli oranje, pareggiamo i conti nel quarto: si va al tie break. Dove, al termine di una sfida intensa, giocata punto su punto, a trionfare saranno gli olandesi 17-15. E mentre loro festeggiavano, noi cercavamo la risposta a questa sconfitta. Intanto però, l’oro olimpico rimane ancora un tabù difficile da accettare.


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