Piange Rubens. Piange perché sa che ce l’ha fatta. Dopo 123 gran premi finalmente può festeggiare guardando tutti dal gradino più alto del podio dopo una gara, quella di Hockenheim, tra le più assurde che la Formula Uno abbia mai visto.
LA GARA DI QUALCUNO DI TROPPO
Alla vigilia Michael Schumacher si presentò davanti alla sua gente in testa alla classifica con i due piloti della McLaren-Mercedes, David Coulthard e Mika Häkkinen ad inseguire.
In qualifica la pioggia giocò a favore di Coulthard che riuscì a prendersi la pole. Dietro di lui Schumacher, abile nello scegliere il momento adatto per entrare in pista.
Disastrosa sessione invece per Barrichello,costretto a partire in 18esima posizione a causa di un guasto idraulico alla sua monoposto.
Come detto, fu una gara pazza, piena di emozioni e colpi di scena già alla prima curva, dove Schumacher venne stretto all’esterno da Coulthard. Fisichella che partiva dietro all’allora 2 volte campione del mondo, colto di sorpresa lo tamponò, costringendo lui e Schumi al ritiro.
In tutto ciò i due piloti della McLaren ne approfittarono, seguiti da Trulli, De La Rosa, Irvine ed Herbert. Alle loro spalle un sorprendente Barrichello, che in poco più di un giro aveva già guadagnato 8 posizioni.
Dopo 20 giri la gara sembrava destinata a concludersi con un 1-2 da parte delle “frecce d’argento”, le quali presero parecchio distacco dagli inseguitori.
Ma qualcuno aveva deciso che quella non doveva essere la loro giornata. Nel 24° giro un ex dipendente della Mercedes scavalcò le barriere,con l’intento di protestare contro l’azienda tedesca in cui lavorò per più di 20 anni. Si mise a camminare lungo i bordi della pista con un lenzuolo avvolto intorno al corpo. Addirittura attraversò la pista,con alcune monoposto che arrivavano a 300 km/h poco più dietro. Fu inevitabile l’ingresso della Safety Car con conseguente rientro ai box di tutti i piloti, con Barrichello che così si ritrovò a giocarsela alla pari contro quelle stesse McLaren che sembravano ormai irraggiungibili.
La Safety Car uscì nuovamente al 29° giro dopo lo scontro tra Alesi e Diniz.
IL GENIO DI RUBINHO
Se pensate che sia finita, vi sbagliate.
Nella seconda metà di gara cominciò a diluviare, ma solo in alcuni punti della pista tedesca.
“In quella gara Ross mi disse via radio ‘OK, vieni ai box al prossimo giro. Sta piovendo e sono rientrati tutti ai box’. Io gli risposi ‘No Ross, qualcosa non va. La pista non è bagnata’. Al che lui mi rispose di nuovo ‘Sì, ma tutti si stanno fermando ai box’. Sono tornato indietro e gli ho detto ‘Devono essersi sbagliati, perché non vedo la pista bagnata’“.
E’ in quel preciso momento che al paulista scatta il colpo di genio,che gli permetterà di trionfare.
Button e Hiedfeld sono i primi a rientrare seguiti nel giro seguente da tutti gli altri.
Restarono in pista con le gomme d’asciutto Barrichello, Frentzen e Coulthard. Quest’ultimo, però, decise di non proseguire e nel 37° giro entrò per farsi montare le gomme da bagnato.
Anche i meccanici Ferrari, in realtà, erano fuori ad aspettare il rientro di Barrichello, che però, ai box non sosterà mai.
Rubinho, da sempre gregario e al servizio del Kaiser, decise che quello doveva essere il suo giorno.
“A quel punto – racconta ancora Barrichello – Ross mi disse: ‘Ok ragazzo, sarai anche un pazzo, ma se la pazzia funziona, vincerai la gara‘”. E così fu.
FINALE
Barrichello vinse ed il cielo di Hockenheim si tinse di rosso, nonostante l’uscita di scena dopo nemmeno un giro di Schumacher. Lo stesso Schumi che nel post-gara lo andò a ringraziare perché quel primo posto non significava solo la prima vittoria in carriera per lui, ma anche la possibilità di mantenere il primo posto e di tenere a bada le McLaren di Häkkinen e Coulthard.
Fu una vittoria quasi storica, tanto che gli stessi piloti della McLaren(arrivati 2° e 3°) lo alzarono sulle loro spalle per fargli godere a pieno il tanto agognato trionfo.
E lui, il brasiliano dal cuore grande, proprio non riuscì a trattenere le lacrime.
Se le asciugò con la bandiera che aveva in mano, quella verdeoro, a testimoniare come quella vittoria fu sua e di tutto il suo popolo e per Ayrton Senna, suo grande amico, scomparso 6 anni prima in un incidente mortale ad Imola.
E chissà se quelle gocce di pioggia cadute a sprazzi sul circuito dell’Hockenheimring non furono le lacrime di gioia versate dallo stesso Ayrton.


Lascia un commento