Siamo giunti al termine di un’edizione di Wimbledon decisamente particolare ed inconsueta. L’esclusione dal torneo dei tennisti russi e l’azzeramento dei punti Atp potevano decisamente gravare sullo spettacolo, che si è invece dimostrato all’altezza delle aspettative.
Berrettini, colpi fenomenali di…..sfortuna
La sciagura non sembra voler abbandonare Matteo Berrettini: il tennista italiano, forte delle vittorie al Queen’s e a Stoccarda, era pronto a brandire il suo martello anche e soprattutto al torneo di Wimbledon. Poteva essere l’anno buono per alzare la coppa per Matteo, ma ci si mette di mezzo il covid questa volta, che lo costringe a dare forfait ancor prima dell’esordio. Continua dunque ad allungarsi la scia di mesti eventi che affliggono la carriera di Berrettini.

Van Rijthoven, che scoperta!
L’assenza di volti importanti come Berrettini, Medvedev e Rublev, ha permesso a giovani emergenti di mettere in mostra il proprio talento. Uno di questi è Tim Van Rijthoven, il quale si era presentato al grande pubblico qualche settimana prima, quando da esordiente sul circuito Atp vinse, pronti via, il 250 di ‘s-Hertogenbosch, demolendo il numero 1 del mondo Daniil Medvedev in finale. La cavalcata a Wimbledon, di fatto, ha dimostrato a tutti che il tennista olandese è un grandissimo erbivoro: la sconfitta con Djokovic agli ottavi, strappando un set, non fa che confermare il monumentale torneo di Van Rijthoven.

Nadal, addio grande Slam
La corsa di Nadal per inseguire il prestigiosissimo grande Slam si ferma sui prati di Wimbledon, dove un infinitesimale strappo agli addominale si pone tra lui e la semifinale con Nick Kyrgios. Nonostante ciò, Rafa è riuscito ad emozionare ancora una volta gli appassionati, vincendo un quarto di finale contro un ispiratissimo Taylor Fritz lottando con le unghie e con i denti.

Sinner, i prati non sono poi così male
Alla vigilia del torneo pochi potevano immaginare che Sinner, uno che fino a quel momento non aveva mai vinto un match Atp sull’erba, sarebbe arrivato ai quarti di finale. Probabilmente nemmeno lui se lo aspettava, e diciamo che quando ha battuto Alcaraz in 4 set dominandolo per 2, e ha spaventato Djokovic vincendo i primi 2 set e perdendo poi in 5, ha cominciato a capire che anche sull’erba può fare qualcosa di buono. Tanti complimenti vanno fatti a coach Vagnozzi, che ha saputo rendere più eterogeneo il gioco dell’altoatesino, rendendolo efficace anche sui prati.

Kyrgios, il “ragazzaccio” alla corte della regina
Ebbene si, Nick Kyrgios, tennista geniale quanto scapestrato, è finalmente riuscito a raggiungere una finale Slam. L’australiano sembra aver trovato una quadra nella sua pazzia: deve necessariamente alternare momenti di assoluto caos, ad altri dove si susseguono lampi di genio, ma in questo caso ha avuto ragione lui. Nick è stato protagonista di una delle partite del torneo, quella vinta con Stefanos Tsitsipas in 4 set, dove si alternavano colpi spettacolari a gestacci. Il suo torneo si è concluso con il piatto di Wimbledon e con la consapevolezza di potersela giocare con i più grandi tennisti al mondo.

Djokovic, bisognerà intestargli un pianeta
Non trovo più aggettivi per descrivere l’immensa grandezza di questo sportivo: fermato dapprima in Australia, poi a Parigi da Nadal, a Wimbledon è riuscito a vincere il torneo. Questo trionfo non ascrive solo il ventunesimo slam al serbo, ma dimostra soprattutto l’onnipotenza tennistica di Nole sui campi del sacro slam. Domenica 10 Luglio 2022, Djokovic ha eguagliato i 7 Wimbledon vinti da Sampras, ed ha conquistato il suo quarto Wimbledon consecutivo, tutto questo all’età di 35 anni. Semplicemente leggendario.



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