Golden State vince l’anello NBA! Le tappe del successo dei Dubs.

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A 4 anni di distanza dal titolo vinto contro i Cavs di Lebron, i Golden State Warriors tornano campioni NBA. È la vittoria di una franchigia che ha avuto la forza di ripartire e reagire alle difficoltà affrontate nelle ultime stagioni.

L’INFERNO E IL PURGATORIO

Le Finals nel 2019 contro i Toronto Raptors rappresentarono uno spartiacque per il futuro di Golden State. Tra Gara-5 e Gara-6 i Warriors persero per infortunio sia Kevin Durant sia Klay Thompson. L’immagine di Steph Curry accasciato a terra -consapevole delle possibilità minime di vincere il titolo- palesarono la preoccupazione dei Dubs per il futuro, prossimo e non. Durante l’offseason Kevin Durant è passato ai Brooklyn Nets da free-agent, mentre la risonanza dell’infortunio di Klay Thompson ha evidenziato una lesione al legamento crociato del ginocchio sinistro.

Steph Curry sconsolato dopo l’infortunio di Thompson in Gara-6 contro i Raptors. Golden State perse quella serie 4-2.


La stagione 2019/2020, culminata col titolo dei Lakers, ha visto Steph Curry infortunarsi dopo poche settimane di regular season. Con gli Splash Brothers ai box a tempo indeterminato, Golden State non aveva le armi necessarie per competere ad alti livelli. Complice anche l’annata più breve a causa del Covid-19, i Warriors sono stati il fanalino di coda per tutta la stagione con un record di 15-50. Nel corso dei mesi invernali, però, hanno portato a termine un’operazione che si sarebbe rivelata molto importante: a Minnesota D’Angelo Russell, mentre Andrew Wiggins insieme alla scelta numero 7 (che sarà Kuminga) a San Francisco.

Il ‘20/’21 doveva essere l’annata del riscatto per Golden State, ma i problemi non si sono fatti attendere. Nel corso di una sessione di tiro Thompson -ormai recuperato- cade e appoggia male il piede, rompendosi il tallone d’Achille e non potendo più scendere in campo per il resto della stagione. Curry ha guidato comunque i Warriors fino all’ottavo posto nella Western Conference qualificandosi per i Play-In, ma Golden State, perdendo entrambe le partite con Lakers e Memphis, non è riuscita ad entrare in tabellone Playoff. Nella conferenza stampa post partita con i Grizzlies, Steph Curry dichiarò:

“You don’t wanna see us next year”

“Non vorrete vederci l’anno prossimo”
Nel 2021 Curry ha giocato un basket di altissimo livello. Il 30 di Golden State ha chiuso al terzo posto nella corsa all’MVP, ma non è bastato per portare Golden State ai playoff.

2022, IL PARADISO

I presupposti per il 2022 di Golden State sono stati totalmente diversi sin dalle prime battute. Lo staff medico non ha voluto affrettare il rientro di Thompson, che sarebbe avvenuto solo il 10 gennaio contro Cleveland. Tutti i nuovi innesti dell’estate hanno ripagato la fiducia della dirigenza: da Otto Porter a Iguodala, fino alla conferma in NBA di Poole e soprattutto l’arrivo di Gary Payton II.

Dopo aver vinto e convinto per buonissima parte della stagione, Golden State ha avuto un’importante flessione nelle ultime settimane di regular season. I Warriors si sono presentati ai playoff come terzo seed ad Ovest, ma in poche partite hanno fatto capire di essere una contender a tutti gli effetti. Grazie ad un basket ritrovato hanno eliminato 4-1 Denver, 4-2 Memphis e 4-1 i Dallas, detentori di Phoenix in semifinale di conference.
Alle Finals hanno avuto la tenacia di rimontare i Celtics da 2-1 a 4-2 grazie ad un Curry fenomenale. L’orgoglio dei campioni ha avuto la meglio sulla giovane Boston di Udoka, che però ha dato parecchio filo da torcere ai Warriors.

La leadership tecnica di Curry, il carattere di Green, un Klay Thompson (statistiche alla mano) tornato quasi come quello di prima, la voglia di riscatto di Wiggins, la spensieratezza di Poole, la sostanza di Payton e l’equilibrio di Looney sono state le chiavi che hanno permesso a Golden State di tornare sul tetto NBA.

Il 17 giugno Golden State ha coronato una stagione fantastica vincendo il titolo al TD Garden.

STRENGHT IN NUMBERS

Ha vinto la coesione di un gruppo che ha saputo valorizzare tutti i suoi effettivi. Wiggins, chiamato da Cleveland con la prima scelta nel 2015, non ha mai ripagato le aspettative sul suo conto. A San Francisco si è reso protagonista assoluto della cavalcata Warriors con un massimo di 26 punti in Gara-5 delle Finals.
Discorso analogo per Otto Porter, scelto alla 3 e perso dai radar per molti anni fino a quando con i Golden State ha strappato un posto da titolare in diversi quintetti contro Boston.
Infine Gary Payton II, forse la storia più bella. Il figlio di Payton è stato scartato da diversi team NBA, rifilato in G-League ed è arrivato a proporsi ai Warriors come videomaker. Nel corso della regular season ha saputo ritagliarsi un minutaggio importante. Durante le Finals è riuscito anche a rimanere nelle rotazioni di Kerr nei momenti cruciali della serie, su tutti il quarto periodo di Gara-5.

In foto da sinistra a destra: Andrè Iguodala (prossimo al ritiro), Draymond Green, Klay Thompson e Stephen Curry.

Con la forza, la programmazione e l’intelligenza Golden State ha vinto il quarto titolo negli ultimi otto anni. È il settimo anello complessivo della franchigia che ha superato i Chicago Bulls e balza al terzo posto all time dopo Lakers e Celtics. Complimenti ai Warriors e al loro coach Steve Kerr che conquista il nono campionato negli ultimi 27 anni (cinque da giocatore e 4 da allenatore).

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