
5 giugno 1999-Madonna di Campiglio-10:12 di mattina. L’UCI, federazione ciclistica internazionale, rende noti i dati sui controlli svolti in seguito alla tappa con l’arrivo a Madonna di Campiglio, domato da un Marco Pantani già con un piede sul gradino più alto del podio del Giro d’Italia 1999. Il rapporto tra il plasma e i globuli rossi, ovvero l’ematocrito, all’interno del sangue di Pantani era però del 51,8% e non del 50, limite massimo; il pirata, probabilmente sportivo più amato del tempo in Italia, fu squalificato in un giallo tuttora irrisolto ma che indirizza verso ad un’intromissione mafiosa, venendo così indirizzato verso la sua fine.
La sera prima Marco aveva autonomamente effettuato un test e il risultato dell’ematocrito fu a suo dire del 48%: alto ma comunque in regola. La mattina di sabato 5 giugno, alle 7:46, pantani fu nuovamente testato in quella che lui definì un’imboscata, ma in questa circostanza i valori erano saliti al 52%; perchè? come? Le reazioni del mondo del ciclismo furono contrastanti: Giorgio Squinzi, patron della Mapei, aveva criticato con dure parole il fuoriclasse Emiliano definendo quella “una giustizia divina più che umana”; Savoldelli, secondo in classifica fino all’arrivo di Campiglio, si rifiutò invece di vestire la Maglia Rosa, che a suo avviso apparteneva ad un irato e non capacitato Marco Pantani, il quale prima di recarsi alla sua dimora di Cesenatico aveva preso a pugni la finestra dell’albergo, rompendola.
Quel Marco Pantani, quel pirata, purtroppo, non lo rivedremo mai.

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