Correva il giorno 1 Aprile 1946 – tanti auguri al profeta di Fusignano

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Arrigo Sacchi: “il mio calcio” – Pic by Eurosport

76 anni fa nasceva a Fusignano un allenatore che sarebbe stato in grado di rivoluzionare il calcio italiano a cavallo tra gli anni ’80 e ’90: Arrigo Sacchi. Cominciando la carriera da allenatore proprio nella squadra del sua paese in Emilia Romagna, il tecnico è riuscito ad imporsi e scalare le categorie grazie alle sue idee che lo portavano anche ad avere un carattere controverso che sui grandi palcoscenici lo porterà ad avere screzi con opinione pubblica e giocatori con picchi di successo e cadute clamorose.

IL CALCIO CHE SCORRE NELLE VENE: PROFETA GIA’ A 5 ANNI

Sacchi: grandezza e caduta di un rivoluzionario – Pic by Storie di Calcio

Arrigo Sacchi rimane lontano dai riflettori fino ai suoi 40 anni quando con il Parma si fa notare dal Milan di Berlusconi che lo porta in rossonero dove vincerà tutto. La storia del profeta di Fusignano comincia però molto prima. Il calcio scorre infatti nelle sue vene già grazie al padre, Augusto, ex giocatore della Spal e all’età di 5 anni al Parco di Montecatini una schiera di amanti del pallone inizia ad ascoltare le “prediche” del giovane Arrigo che spiega i grandi sistemi del calcio europeo. Se l’esposizione teorica è da 10 e lode, la pratica in campo però non è la stessa e a 19 anni lascia il calcio giocato dedicandosi alla ditta di scarpe del padre che lo manda in giro per l’Europa per la sua parlantina e la capacità di parlare bene varie lingue. Girando il “Vecchio continente” ammira i sistemi di preparazione notando la fatica maggiore che mettevano gli altri giocatori rispetto agli italiani.


Tornato in Italia rileva il Fusignano e da dirigente diventa prima giocatore e poi allenatore con un avvio tutt’altro che in discesa. Il cambio di marcia però arriva e la squadra inizia a vincere fino ad ottenere la promozione che fa partire la scalata di Arrigo Sacchi. Prima l’Alfonsine e poi il Bellaria in Serie D dove è costretto a iscriversi al corso di Coverciano dove si fa notare da Italo Allodi, direttore e inventore dell’accademia, che lo ritiene uno studente modello, determinato e con una forte capacità di apprendimento. A Cavallo degli anni ’70 e ’80 riparte con il patentino sulle panchine di Cesena, ma sopratutto Rimini in C1 dove conquista il quarto posto e incontra un giovanissimo e sfortunatissimo Roberto Baggio che militava nel Lanerossi Vicenza e si ruppe il crociato in occasione della sfida con la compagine romagnola.
Allodi lo porta ad allenare la primavera della Fiorentina, ma il grande salto non arriva e torna a Rimini e poi a Parma dove ottiene subito la promozione in Serie B e in Coppa Italia trova il Milan per ben 4 volte riuscendo a vincere 2 partite a San Siro folgorando il nuovo patron rossonero: Silvio Berlusconi

BERLUSCONI CONTRO TUTTO E TUTTI: UNO SCONOSCIUTO PER SOSTITUIRE IL BARONE LIEDHOLM

Arrigo Sacchi, il profeta di Fusignano che costruì la squadra perfetta

L’iniziale sostituto di Nils Liedholm nel Milan era Fabio Capello, il vice del barone che nel finale della stagione 1996/1997 aveva preso il posto dello svedese sulla panchina rossonera senza sfigurare. Silvio Berlusconi però chiede un incontro con un allenatore che con una squadra di Serie B aveva imposto il proprio gioco contro una squadra che da lì a poco avrebbe vinto tutto. Tra i due è amore a prima vista e nonostante gli scettici, che si chiedevano come un allenatore di provincia potesse gestire una simile situazione, l’imprenditore milanese va avanti per la sua strada. I primi colpi aiutano sicuramente un giovane allenatore cresciuto ammirando le gesta di Cruijff e del calcio olandese. Van Basten e Gullit che si accompagnano anche ai contestati arrivi dal Parma dei terzini Mussi e Bianchi (con Tassotti e Maldini già in rosa) e un giovane centrocampista, Bortolazzi, decisamente fuori categoria nonostante una buona tecnica. L’inizio dà ragione all’opinione pubblica: i rossoneri al secondo turno di Coppa Uefa escono contro l’Espanol e tutti chiedono subito la testa del tecnico romagnolo. L’unico a continuare a dargli fiducia è sempre Berlusconi, che forse andando a studiare il suo esordio al Fulignano, gli ha voluto concedere un inizio scadente.

Trame di gioco perfette e preparazione atletica sfiancante però consentono ai rossoneri, trascinati da Gullit e Virds, ma privati di Van Basten alle prese con i problemi alle caviglie, di scavalcare il Napoli di un certo Maradona e aggiudicarsi lo scudetto dando vita al Milan di Sacchi con Berlusconi che vince la scommessa contro tutto e tutti aggiudicandosi uno dei migliori allenatori della storia del calcio italiano e non solo quando era ancora considerato un allenatore di provincia.

PROGETTO TATTICO E PREPARAZIONE ATLETICA: LA MACCHINA PERFETTA DI SACCHI

Arrigo Sacchi: “il mio Milan mai copiato in Italia” – Pic by Corriere Bologna

Galli tra i pali era chiamato a difendere una porta che vede di fronte a sè un muro composto da Tassotti, Baresi Costacurta e Maldini che garantiva una sicurezza invidiabile, mentre in mezzo al campo Ancelotti era motore della squadra con Rijkaard e Colombo o Evani a far legna al suo fianco. Davanti infine Van Basten e all’occorrenza Virdis erano affiancati da Donadoni e Gullit in una squadra che optava per un pressing asfissiante che impediva agli avversari di far gioco per poi puntare su fuorigioco in difesa e ripartenze in attacco e il tutto mischiato a pesanti carichi di lavoro durante la settimana.


La vittoria del primo campionato sembrava dovesse aprire un ciclo vincente in rossonero, ma forse i modi del tecnico troppo eccessivi e sgarbati nei confronti dei giocatori facevano sì che in un percorso a lungo termine qualcosa saltasse e nei confini nazionali lo scudetto rimase uno. I successi arrivarono però in campo internazionale. Nel 1988/89 i rossoneri infatti schiantano per 4-0 lo Steaua Bucarest in finale di Coppa Campioni grazie alle doppiette di Gullit e Van Basten vincendo per la quarta volta il trofeo prima di alzarlo nuovamente l’anno successivo in una finale più tirata contro il Benfica decisa dal terzo olandese a poco più di 20 minuti dalla fine: Rijkaard.

LA PARENTESI IN NAZIONALE: UN AMORE MAI SBOCCIATO

Arrigo Sacchi allnatore Italia 1996. Pic by Sky Sport

La conclusione dell’esperienza sulla panchina del Milan porta Arrigo Sacchi in nazionale proponendo una rivoluzione culturale che però non si avverò tra esperimenti, tentativi e polemiche. Il tecnico azzurro non è riuscito a dare un’impronta alla squadra da un lato anche per l’impossibilità di provare schemi e tattiche all’infinito disponendo dei giocatori solo per le gare della nazionale. Sulla panchina della nazionale arrivò comunque il secondo posto ai mondiali statunitensi del 1994 in cui è ancora vivo l’errore dal dischetto di Baggio che, dopo lo 0-0 nei 120 minuti, consegnò il trofeo alla nazionale verdeoro. Gli europei del 1996 invece segnarono la fine del suo mandato da C.T. con l’ eliminazione nel girone contro Germania, Repubblica Ceca e Russia.

AMORE E ODIO: IL RAPPORTO CON ROBERTO BAGGIO

Storia di un cambio mondiale – Pic by Sky Sport

Se Arrigo Sacchi è stato uno dei migliori allenatori del calcio italiano, anche Roberto Baggio può certamente dire la sua tra i calciatori. Entrambi inoltre sono accomunati da un carattere non semplice da gestire e affrontare e come Sacchi è entrato in conflitto con molti giocatori, anche Baggio ha avuto screzi con molti allenatori (Mazzone è forse l’unico a salvarsi). Il loro primo incontro avviene in Serie C1 in una sifda tra il Rimini del tecnico e il Lanerossi Vicenza del giocatore che si ruppe il crociato proprio in quella sfida. Le strade dei due si riuniranno poi in nazionale nel 1991 dopo che Baggio viene acquistato dalla Juventus dopo essere diventato grande nella Fiorentina e Sacchi ha vinto tutto in rossonero. Le qualificazioni al mondiale vedono il fantasista protagonista con 5 reti. Il talento del giocatore lo rende il leader della squadra anche con un allenatore che preferisce gli schemi ai giocatori. Una volta giunti negli States però la condizione fisica del Divin Codino non era ottimale, ma Sacchi gli diede comunque fiducia nella prima gara con l’Irlanda persa 1-0 e con una brutta prova del numero 10. Il misfatto accade nella seconda gara del torneo contro la Norvegia. Dopo 20 minuti Pagliuca interviene con la mano in un intervento alla disperata su Leonhardsen rimediando il cartellino rosso. Per far entrare Marchegiani, Sacchi decide di togliere dal campo proprio Roberto Baggio che da lì in avanti si sentirà tradito da un tecnico che riteneva suo amico, anche se gli azzurri vinceranno comunque per 1-0 con la rete di Dino Baggio.


Nel corso del torneo Baggio riesce però a prendere per mano la squadra. Il pareggio per 0-0 con il Messico porta l’italia agli ottavi per il rotto della cuffia, ma la Nigeria trova il vantaggio e lo gestisce fino all’88esimo, minuto del pareggio di Baggio che ai supplementari con un penalty trova il sorpasso. Il numero 10 azzurro trova una doppietta anche contro Spagna e Bulgaria con l’Italia che batte entrambe le compagini per 2-1 e arriva in finale con il Brasile. Nella finale a Pasadena il Divin Codino arriva però con un problema muscolare. In semifinale con la Bulgaria si era stirato, ma gioca comunque 120 minuti di gara con il Brasile prima di presentarsi per battere il penalty decisivo della gara che tira alto consegnando la coppa al Brasile.
Da quel momento le frizioni tra i due andranno avanti tanto che Sacchi non convocherà Baggio per i disastrosi europei del 1996 che alimentarono l’allontanamento tra allenatore e giocatore.

L’ultimo capitolo della saga arriva in rossonero. Baggio dalla Juventus era andato al Milan con Tabarez allenatore. L’esonero dell’uruguayano aveva portato al ritorno di Sacchi che lasciava sistematicamente in panchina il fantasista vicentino. Dopo lo sfogo di Baggio, Sacchi faceva orecchie da mercante fino a quando la situazione non precipitò in una sfida di Aprile contro la Juventus. Il Milan era sotto 3-0 e Sacchi chiese a Baggio di scaldarsi per l’ultima mezz’ora, ma il giocatore fa finta di non sentire e solo l’intervento di Carmignani, l’allenatore in seconda, lo convinse a entrare in una partita che finì 6-1 e chiuse definitivamente il rapporto tra allenatore e giocatore.

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