Correva il giorno 19 Gennaio 1984 – Francesco Moser e i 3600 secondi verso l’immortalità

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Correva il giorno 19 Gennaio 1984, il passita trentino Francesco Moser a bordo di una bicicletta insolita e futuristica percorre in un’ora, all’interno del velodromo di Città del Messico, la distanza record di 50, 808 km cancellando il primato dell’invincibile Eddy Merckx, che resisteva da ormai 12 anni. L’UCI riterrà ufficiale questo record fino ai primi anni 2000, poi lo annullerà poiché ottenuto con ruote lenticolari, testate appositamente in galleria del vento a Torino, che offrivano una prestazione troppo elevata rispetto ai limiti consentiti. Pur non essendo presente nell’albo d’oro del “Record dell’ora”, la sua impresa è stata definita dall’Unione ciclistica internazionale “Miglior prestazione umana sull’ora”.

UN CYBORG D’ALTRI TEMPI

Nel 1984 Francesco Moser ha già 33 anni, non proprio pochi per un ciclista professionista, per questo motivo è stata necessaria necessaria una preparazione atletica e mentale specifica, quasi maniacale. La trovata geniale è quella di presentarsi a Città del Messico un mese prima della prova, per abituarsi all’aria povera di ossigeno, così da non sforzare oltremodo i polmoni durante la corsa contro il tempo. Il fisico però non è tutto , la perfezione del mezzo è necessaria. La bicicletta è particolare per quegli anni: telaio aerodinamico progettato in galleria del vento, ruote lenticolari (cioè piene), body più attillato possibile e casco innovativo. Tutto il lavoro degli uomini fidati è al servizio delle gambe del campione che con poderose pedalate, da passista puro, strappa il record a Merckx consacrandosi tra i grandi del ciclismo mondiale. Una giornata invernale qualunque si trasforma in un momento di festa per tutti gli italiani, che esultano increduli davanti alla TV. 3600 secondi storici, che resteranno scolpiti nei cuori e nelle menti di tutti gli appassionati.

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