
Johan Cruijff ha rivoluzionato il calcio, imponendosi come uno dei più grandi calciatori della storia. Un visionario del pallone: eleganza, raffinatezza, estro, classe, intelligenza. Semplicemente l’essenza del gioco. Da giocatore e da allenatore. È il 1988, quando “Il profeta del gol” lascia la guida tecnica dell’Ajax per prendere in mano le redini del Barcellona, per iniziare un nuovo ciclo di successi e riportare in alto i Blaugrana. Sotto la sua lente di ingrandimento, il club attraversò un periodo di massimo splendore, conquistando il mondo intero: quattro campionati consecutivi, una coppa del Re, una coppa delle coppe e, soprattutto, una coppa dei campioni, la prima nella storia del club, grazie a giocatori del calibro di Stoickov, Romario, Laudrup, Bakero, Ferrer e Zubizzareta, membri del cosiddetto dream team, una delle squadre più forti e dominanti di tutti i tempi. Una rivoluzione guidata da un rivoluzionario, fautore della meraviglia estetica del calcio totale, e portatore di una nuova mentalità, che ha completamente stravolto l’ambiente Blaugrana sotto tutti i punti di vista. Con lui, la Masia divenne una potenza, attraverso idee di calcio tramandate di generazione in generazione, un ciclo continuo che permetterà al Barcellona di sfornare talenti in continuazione, e di estendere nel tempoa propria egemonia. E dalla Masia, uscì anche un ragazzo di nome Josep Guardiola, per tutti Pep.
IL FARO DEL BARCELLONA, IL FIGLIO DI BRESCIA
Sin dai primi calci dati al pallone, Pep dimostra di possedere un repertorio vasto e completo, approdando nel settore giovanile Blaugrana nel 1984. Cruijff lo sa, e nel 1990 lo fa esordire in prima squadra come regista basso davanti alla difesa, ruolo in cui, grazie al suo mentore, si affermò come uno dei migliori centrocampisti al mondo, vincendo sei campionati, due coppe e due supercoppe di Spagna, oltre a una coppa dei campioni nella finale di Wembley contro la Sampdoria, due supercoppe UEFA e una coppa delle coppe. Guardiola era il faro: visione di gioco, tecnica sopraffina, grinta e intelligenza tattica, qualità con le quali sopperiva le scarse doti atletiche e fisiche. Proprio quest’ultime ne hanno condizionato il momento clou della sua esperienza in nazionale: tanti gli infortuni subiti, che gli sono costati i mondiali del ’98 e del 2002, e, soprattutto, il Barcellona. A 30 anni, nel 2001, Pep lascia la sua casa. Si vocifera di un precontratto firmato col Parma e di un interessamento della Juve, ma Guardiola firmerà a sorpresa con il Brescia: il fascino del campione che va in provincia. Raggiunge sua maestà Roberto Baggio, Carletto Mazzone e il calore di un popolo che lo accoglie come un figlio, rimanendo sempre profondamente legato alle rondinelle, per il sostegno incondizionato dimostratogli in ogni singolo momento della sua esperienza. Soprattutto quando, nel novembre 2001, risultò positivo all’anti doping. Dopo un buon inizio, arriva la mazzata: quattro mesi di squalifica e poi l’addio, in direzione Roma, dove non è ben visto da Capello, che lo utilizzerà col contagocce. A gennaio lascerà i giallorossi: e quando casa chiama, non si può dire di no. A Brescia aveva lasciato il cuore, e lo inseguì per ritrovare il sorriso. Firmò un contratto di sei mesi, in cui si rivedranno sprazzi del vecchio Guardiola, entrato ancor più in sintonia con l’ambiente e soprattutto con uno dei suoi maestri, Mazzone. Terminato l’accordo, lascerà la Serie A, per poi concludere la carriera da calciatore tra Arabia e Messico. Ma probabilmente nessuno si sarebbe potuto aspettare che Guardiola, di li poco, avrebbe rivoluzionato per sempre il calcio e il modo di intenderlo.

RIVOLUZIONARIO
Ogni invenzione, nasce da un’idea. Un’idea, nasce dalla volontà di inseguire il proprio istinto, dalla voglia di osare, di lasciare il segno. Appese le scarpe al chiodo, iniziò la carriera da allenatore, tornando dove tutto è iniziato, al Barcellona, che gli affida la guida tecnica della squadra b, con la quale vinse subito il campionato di tercera division. L’anno dopo arriva la svolta, destinata a cambiare per sempre la storia del calcio: il presidente Laporta crede in lui e lo annuncia come allenatore della prima squadra. Sin dalle prime battute, la squadra girerà a meraviglia, giocando un calcio spettacolare e iper offensivo, improntato al dominio del gioco attraverso l’incessante ricerca del tiki taka, fatto di ampio uso del possesso orizzontale per disarticolare l’assetto avversario, una continua ed imprevedibile intercambiabilità tra i calciatori, che ricalcava l’ideologia del calcio totale di Cruijff, e il pressing alto e asfissiante, alla ricerca della conquista immediata del pallone. In quattro anni vinse tutto, portando il Barcellona ad un altro livello: due Champions League, tre campionati, due coppe di spagna, tre supercoppe di Spagna, due Supercoppe UEFA e due mondiali per club. Egemonia totale e divertimento allo stato puro. Sotto la sua guida, Messi divenne un alieno, e i Blaugrana una squadra intergalattica.
Dopo quattro anni, Pep va al Bayern Monaco, dove riuscirà subito ad imporsi con le proprie idee, stravolgendo il modo di intendere calcio in Germania. Non snaturò i propri ideali, anzi, li adattó al nuovo campionato e influenzando il pensiero comune: il suo Bayern è una meraviglia. Assoluto dominatore della Bundesliga, vinta tre volte consecutivamente, oltre a due coppe di Germania, una Supercoppa UEFA e un mondiale per Club, vedendo sfumare il sogno Champions in semifinale in tutti e tre gli anni del suo mandato bavarese.
Successivamente accetta la proposta degli sceicchi della sponda blu di Manchester, e anche in questo caso non ci metterà molto a mettere in piedi una corazzata meravigliosamente inarrestabile, promuovendo i suoi ideali anche in Premier League, profondamente cambiata dal suo arrivo. E pure in Inghilterra, continua il suo filotto di trofei: tre campionati inglesi, una fa Cup, quattro coppe di lega, due community shields. E non ha intenzione di fermarsi, con il desiderio di alzare nuovamente al cielo la Coppa dalle grandi orecchie da realizzare.
Tanti auguri a Pep Guardiola, genio rivoluzionario.

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