Per tanti è il miglior pilota di sempre, per i tifosi della Ferrari è un mito, ma la cosa certa è che tra i miti della Formula 1 e dello sport c’è sicuramente spazio per lui: Michael Schumacher.
Oggi il “Kaiser” spegne 53 candeline e per omaggiarlo vogliamo ripercorrere le tappe fondamentali della sua carriera
GLI INIZI
Michael Schumacher nasce a Hurth, in Germania, il 3 Gennaio 1969. L’approccio con i motori avviene dai primissimi anni di età, iniziando a guidare i Kart nel kartodromo di Kerpen, in compagnia di suo fratello Ralf e seguito dal padre Rolf.
Successivamente passerà alle monoposto correndo in Formula 3 sotto l’ala protettiva della Mercedes e conquistando il prestigioso Gp di Macao nel 1990.
L’ESORDIO IN FORMULA 1 CON LA JORDAN E GLI ANNI ALLA BENETTON
Nell’estate 1991 per Schumacher arriva la chiamata della Carriera. Eddie Jordan infatti si ritrova a dover sostituire il suo pilota Bertrand Gachot, finito in stato di arresto a Londra, e così Eddie decise di pagare 150000 dollari alla Mercedes per far esordire Michael nella massima categoria automobilistica. Già nel weekend di Spa Schumi si piazza in settima posizione in qualifica con la piccola scuderia irlandese, ma a causa di problemi meccanici è stato costretto a ritirarsi dalla corsa.

Flavio Briatore, team principal della Benetton, intuì le qualità del tedesco e decise di portarlo nella sua scuderia, con la quale da inizio alla sua fantastica storia.
Dopo alcune stagioni di apprendistato, dove non è esente da errori e mosse al limite che hanno fatto infuriare nientemeno che Ayrton Senna, nel ’94 (anno della tragica scomparsa di “The Magic”) portò a casa il primo titolo iridato, bissando il trionfo nella stagione successiva.

IL PASSAGGIO ALLA FERRARI E I PRIMI ANNI A MARANELLO
A metà della stagione ’95 Michael Schumacher si trova di fronte al primo importante bivio della sua carriera: continuare a vincere con la Benetton o accettare la sfida in un’altra squadra.
In quel momento la migliore scelta rappresenterebbe la Williams, squadra dominante degli anni ’90, ma fare coppia con Damon Hill non convince Schumi, in quanto tra i due non scorre buon sangue. Ron Dennis prova a convincerlo e portarlo in McLaren per fare la squadra con Hakkinen, ma anche in questo caso il “Kaiser” si trova in contrasto con le idee del boss della McLaren sul ruolo della prima guida.
Alla fine a spuntarla è la Ferrari, con Jean Todt e Montezemolo che riescono a convincere il tedesco a trasferirsi a Maranello con l’obiettivo di riportare il titolo tra le fila del “Cavallino Rampante”. Lo stesso Schumi dichiarerà in futuro che è stato proprio per Todt e Montezemolo se si è trasferito in Ferrari.
Schumi dalla Benetton si porta dietro anche Ross Brawn, uno dei migliori strateghi del circus, e successivamente anche l’ingegnere Rory Byrne, col quale daranno vita ad un super “Dream Team”.
L’anno dopo il gap con la Williams si assottiglia notevolmente e dopo tanti anni la Ferrari torna a lottare per il titolo con Schumi che si giocherà l’iride nell’ultima gara. Qui però il tedesco si fa prendere dalla foga e pur di non perdere il titolo compie l’azione estrema di colpire Villeneuve in un tentativo di sorpasso del canadese. Il risultato è Jacques campione del mondo e Schumi sulla ghiaia con la squalifica dalla classifica del ’97 per la manovra compiuta.
La prima stagione in Ferrari però è difficile, anche se Schumacher riesce a portare a casa 3 vittorie e a stravincere il confronto interno con Eddie Irvine, ma l’annata è dominata dalla Williams, che doppia la squadra di Maranello in classifica costruttori e restringe la lotta per il titolo piloti ai suoi due alfieri (Hill vincerà il titolo).

La stagione dopo l’avversario da battere non è la Williams ma la McLaren e in particolar modo il finlandese Mika Hakkinen. Il mondiale è un lungo testa a testa ma alla fine l’esito è lo stesso dell’anno prima. Nell’ultima gara a Suzuka Michael Schumacher si ritira e Hakkinen vince GP e titolo. Un altra gara decisiva e celebre del ’98 fu il GP del Belgio, quando Schumi conduceva e fu coinvolto in un incidente con Coulthard, accusato dal Kaiser di aver frenato volutamente per farsi colpire e metterlo fuori gioco.
Il ’99 vede ancora Michael e Hakkinen lottare per l’iride, ma il sogno del tedesco e della Ferrari si infrange a metà stagione quando nel Gp di Gran Bretagna il Kaiser ha un grave incidente che gli costa la frattura di tibia e perone, compromettendo il proseguo della stagione. Schumi tornerà comunque nel finale di stagione nell’insolito ruolo di gregario a favore del compagno di squadra Eddie Irvine, che fallì comunque l’assalto al titolo.
GLI ANNI DEL DOMINIO E PRIMO RITIRO
Il 2000 deve essere per forza l’anno buono. Ancora una volta gli avversari sono Hakkinen e la McLaren ma la stagione comincia con 3 vittorie in altrettanti gran premi per il tedesco.
Il proseguo della stagione però vede Hakkinen e la McLaren recuperare lo svantaggio e addirittura passare in testa alla classifica, quasi in maniera compromettente dopo il trionfo del finlandese a Spa. Nel momento più difficile però Michael sfodera il suo talento e vince a Monza, lasciandosi andare anche ad un pianto liberatorio a fine gara. Nel round successivo a Indianapolis sale ancora sul gradino più alto del podio e col ritiro di Hakkinen mette 8 punti tra sé e il finlandese.
L’8 ottobre 2000 a Suzuka è il giorno della storia. Schumi parte in pole e Hakkinen 2°, vincendo sarebbe campione del mondo. Al via però la McLaren di Mika ha uno scatto migliore e si porta in testa. Michael resta incollato al finlandese ma non riesce a superarlo. A questo punto è Ross Brawn che dal muretto architetta la strategia infallibile. Al 1° pit stop fa caricare più carburante a Schumacher per tenerlo più a lungo e in pista e fargli fare dei giri da qualifica a macchina scarica prima della seconda sosta. Il 2° pit-stop dura solo 6 secondi, Schumi esce dalla pit-lane e in lontananza si vede la McLaren di Hakkinen che però non ha il margine per riportarsi davanti al “Kaiser” e quest’ultimo rientra in prima posizione facendo esplodere di gioia i tifosi in tribuna e i meccanici ai box. La situazione fino al termine della gara non cambia e così Schumacher e la Ferrari sono campioni del mondo, col titolo piloti che torna a Maranello 21 anni dopo il trionfo di Jody Scheckter. Sarà l’inizio di una delle storie più trionfali della Formula 1.

Le successive 4 stagioni infatti saranno un monologo del Kaiser e delle rosse di Maranello, che collezioneranno record, vittorie e titoli iridati. Saranno 7 i mondiali totali vinti da Schumacher in carriera, 5 con la Ferrari, e dopo quello del 2000, eccezion fatta per il 2003 dove ha dovuto affrontare gli arrembanti Kimi Raikkonen e Juan Pablo Montoya, nelle altre stagioni non ha mai avuto problemi nel riconfermarsi campione del mondo.
Il 2005 a causa di cambi di regolamenti burrascosi avvenuti poco prima del via della stagione si rivelerà una stagione fallimentare per Schumacher e la Ferrari. Il tedesco non sarà mai in lotta per il titolo, vinto da Alonso e la Renault, e porterà a casa solo una vittoria avvenuta nel Gp di Indianapolis, corso da sole 6 vetture.
Nel 2006 con il passaggio dai V10 ai V8 la scuderia di Maranello torna competitiva e con essa anche Schumacher. Il tedesco se la gioca testa a testa con Fernando Alonso per l’ottavo titolo iridato e dopo aver rimontato 26 punti in 8 gare, con la vittoria del Gp di Cina affianca lo spagnolo in vetta alla classifica e lo supera in virtù del maggior numero di vittorie in stagione. Quella però passerà alla storia come l’ultima vittoria del Kaiser in Formula 1. Nel weekend successivo a Suzuka infatti la sua Ferrari lo abbandona a 18 giri dal termine, consegnando di fatto il titolo ad Alonso, che arriverà matematicamente all’ultimo Gp in Brasile a Interlagos, dove il tedesco della Ferrari chiuse 4° rimontando dall’ultimo posto. Quella del Brasile fu l’ultima gara in carriera di Schumacher, che aveva annunciato il ritiro a fine stagione dopo il weekend di Monza, ma alla fine sarà solo l’ultima gara in Ferrari, poiché tornerà in griglia nel 2010

GLI ANNI IN MERCEDES E RITIRO DEFINITIVO
Le voci di un ritorno alle corse di Schumacher vengono alimentate nell’estate 2009, quando la Ferrari si trovò costretta a sostituire Massa per infortunio fino alla fine della stagione. Montezemolo infatti contattò subito il “Kaiser”, rimasto consulente della rossa negli anni successivi al suo ritiro e il tedesco accettò l’offerta, lasciandosi aperta anche la chance di un posto da titolare nel 2010. Poco dopo però Michael è stato costretto a rinunciare al ritorno alle corse a causa di problemi al collo occorsi in un incidente in moto, e quella fu anche la fine della storia tra il Kaiser e la Ferrari.
A fine 2009 infatti il tedesco guarì completamente ma la voglia di tornare nel circus era troppa. La Ferrari aveva ormai definito la sua squadra con Alonso e Massa e dunque la soluzione fu un ritorno alle origini. Ross Brawn, vincitore del mondiale 2009 con la Brawn GP, divenne il team principal della Mercedes e così convinse il “Kaiser” a guidare per la casa tedesca. L’annuncio però creò irritazione in molti tifosi della Ferrari, che considerarono questo trasferimento un tradimento.
L’ambizione del tedesco era quella di vincere l’ottavo titolo mondiale ma il suo triennio con la casa di Stoccarda si rivelerà un autentica delusione. Schumi infatti in tre stagioni otterrà un 3° posto nel Gp di Europa a Valencia nel 2012 come massimo risultato e l’ultima pole in carriera a Monaco nella stessa stagione, pole che gli fu revocata per una penalità in griglia. L’ultima gara della carriera fu dunque il GP del Brasile del 2012, corsa in cui il suo allievo Sebastian Vettel conquistò il terzo titolo iridato di fila, proprio ai danni di Alonso e della Ferrari.

L’INCIDENTE A MERIBEL E IL DRAMMA
Il post Formula 1 di Schumacher sarà tranquillo per un solo anno. Nel 2013 inoltre la Lotus gli fece pure un offerta per correre gli ultimi due Gp della stagione ma lui rifiutó considerando la sua esperienza in Formula 1 come conclusa.
Il 29 Dicembre dello stesso anno però anche la sua sfortunatamente cambiò per sempre. A Meribel in Francia, il Kaiser ebbe un incidente sugli sci mentre era col figlio Mick, battendo la testa su un sasso dopo aver fatto un fuoripista. La situazione fu subito grave e il “Kaiser” rimase in coma per diversi mesi, risvegliandosi solo nella primavera successiva. Da quel momento però la famiglia ha mantenuto il massimo riserbo sulla sua salute ma la cosa certa è che Michael non è più quello di prima, ma la speranza è l’ultima a morire.


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