Tokyo 2020 – Atletica: Tamberi-Jacobs, ori da favola. L’Italia nella storia.

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Gianmarco Tamberi ha vinto la medaglia d’oro nel salto in alto: straordinario davvero il marchigiano per i risultati di atletica alle Olimpiadi Tokyo 2020, l’azzurro si è fermato alla misura di 2,37 ma tanto gli è bastato per arrivare davanti a tutti… tranne uno, ovvero il qatariota Mutaz Essa Barshim. Lui e Gimbo sono arrivati alla misura di 2,37 senza errori, staccando nettamente la concorrenza: ai 2,39 Barshim ha sbagliato tre volte, e dopo il suo terzo errore Tamberi ha avuto a disposizione il match point per la medaglia d’oro ma anche lui ha fallito. Ecco però che lui e Barshim, che meritavano entrambi di salire sul gradino più alto del podio, si sono accordati per vincere l’oro ex aequo: anche una straordinaria storia di sport con Gimbo che ci ha regalato il primo oro nell’atletica alle Olimpiadi Tokyo 2020 – anche la prima medaglia – e il terzo complessivo, mentre Maksim Nedasekau ha vinto il bronzo per la Bielorussia. Poi è stato il turno di Marcell Jacobs, appena dopo il record europeo, nella finale dei 100 metri: un altro oro, devastante l’italostatunitense che con 9’’80 ha ritoccato il record italiano (per la terza volta in due giorni) e si è posizionato davanti a Fred Kerley e Andre De Grasse, mentre Zharnel Hughes h stati squalificato per falsa partenza.

Tamberi: Certe volte la vita sa sorprendere. Certe volte la vita ti regala una seconda chance. Certe volte la vita ti mette di fronte ad una sfida durissima. Certe volte, però, la vita ti consegna nelle mani una soddisfazione indicibile. Un lunghissimo giro. Un cerchio nel quale spesso passano emozioni da togliere il fiato e, nel caso di Gianmarco Tamberi, questo percorso è durato oltre 5 anni.

Torniamo con le lancette dell’orologio al 15 luglio 2016. Un lanciatissimo “Gimbo”, reduce da un percorso lastricato di successi e ottime prestazioni, si stava preparando per i Giochi Olimpici di Rio de Janeiro. Nel corso di quella serata, il saltatore in alto marchigiano aveva appena vinto la gara dell’Herculis, meeting internazionale del Principato di Monaco, nona tappa della Diamond League. Non solo, era stato in grado di migliorare il record italiano, arrivando fino a 2,39 m. A quel punto, Tamberi, aveva deciso di provare la notevole quota di 2.41. Errore. Secondo tentativo. Arriva il crack. La caviglia ricade malamente. Il dolore è totale. Il responso è una mazzata da far tremare i polsi. Ko i legamenti. 4 mesi di stop. Addio Rio 2016, addio sogni di gloria. Carriera tutta da riscrivere.

Il nostro portacolori non sapeva darsi pace. Ripeteva solamente. “Ridatemi il mio sogno. Vorrei urlarlo che tornerò più forte di prima, ma ora riesco solo a piangere”. Ore, giorni, settimane, mesi durissimi. Dalla disperazione alla riscossa. Quello era diventato il mantra di Tamberi. Se lo era scritto anche nel gesso che bloccava la sua caviglia. “Road to Tokyo 2020”. Lo aveva messo nero su bianco con un pennarello. Per darsi un obiettivo. Per farsi forza. Per non mollare nonostante tutto.

E così ha fatto “Gimbo”. Prima ha tolto il gesso che, come si è visto, ha conservato con cura, quindi è tornato a camminare, poi a correre ed allenarsi, fino a rimettersi a pieno regime in vista delle Olimpiadi nipponiche. A questo punto, però, ci ha pensato la pandemia di Covid-19 a proporre una nuova sfida all’atleta classe 1992. Attendere un altro anno. Altri 12 mesi. Il sogno con i Cinque Cerchi però, era sempre laggiù in fondo per l’azzurro.

Dal 15 luglio 2016, al primo agosto 2021. 1843 giorni. Un lasso di tempo quasi infinito per un atleta. Chissà quante cose sono passate nella mente di Tamberi in questi 1843 giorni. Un mix di sensazioni che si sono sublimate oggi allo Stadio nazionale del Giappone. Il nostro fuoriclasse ha riaperto gli occhi, che aveva chiuso per colpa di quell’infortunio tremendo a Montecarlo. Li ha riaperti. Dimenticando tutto. Si è presentato in pedana e ha inanellato una serie di salti impeccabili. Partendo da 2.19 fino a 2.39. Proprio come in quel dannato meeting monegasco di 5 anni fa.

All’epoca arrivò la più tremenda delle beffe. Un infortunio gravissimo su un salto non fondamentale. Oggi, invece, a quella quota, è arrivata la medaglia d’oro olimpica nel salto in alto. Un percorso che si è chiuso per Tamberi, proprio sotto i Cinque Cerchi. In quel momento, non era solo. Non solo c’erano milioni di italiani a sospingerlo, ma c’era anche quel gesso. Quello che aveva maledetto prima di Rio. Quello che recitava “Road to Tokyo 2020” che era poi diventato “2021”. Un talismano. Un monito. Una sorta di compagno di viaggio che si era portato fino alla pista di atletica del quale, ora, potrà disfarsi, se vorrà, chiudendo il suo cerchio. L’incubo è finito. Ora per “Gimbo” c’è solo da vivere un sogno ad occhi aperti. E, stanne certo Gianmarco, è tutto vero!

Bogliolo: Soddisfazione per Luminosa Bogliolo. L’atleta di Alassio chiude quarta nella semifinale dei 100 metri ostacoli ai Giochi olimpici di Tokyo. Il tempo 12″75 pur non permettendole l’accesso alla finalissima, vale il nuovo primato italiano femminile. Una gara contraddistinta da tre false partenze, segnalate dai giudici. Mai un’atleta italiana era andata così veloce nella specialità degli ostacoli. Un centesimo più rapida della laziale Veronica Borsi, che nel 2013 al meeting di Orvieto corse in 12″76. Bogliolo migliora quindi di tre centesimi il proprio personale: 12″78, fatto registrare nel 2019 in Svizzera, a La Chaux de Fonds.

Sibilio: In un pomeriggio e in una data che resterà per sempre impressa nella storia dello sport italiano, con il doppio oro in pochi minuti alle Olimpiadi di Tokyo di Gianmarco Tamberi nel salto in alto e di Marcel Jacobs nei 100 metri, c’è spazio anche per un atleta napoletano. Alessandro Sibilio ha infatti conquistato un posto nella finale dei 400 metri ostacoli, che si disputerà martedì prossimo (alle 5,20 ora italiana), 21 anni dopo Fabrizio Mori ai Giochi Olimpici di Sydney nel 2000. Il 22enne velocista partenopeo ha fermato il cronometro a 47.93, seconda prestazione italiana di sempre, a meno di quattro decimi dal record di Mori (47.54). Terzo nella sua semifinale, Sibilio accede alla finalissima con il sesto tempo assoluto. Una stagione straordinaria per il giovane ingegnere napoletano, reduce dalla medaglia d’oro agli Europei Under 23 di Tallinn, dove ha vinto anche l’argento nella staffetta a squadre 4×400.

Jacobs: Non ci si può credere, ma è la verità. L’uomo più veloce del mondo è italiano, Marcell Jacobs vince la finale dei 100 metri piani alle Olimpiadi di Tokyo 2020. Il 26enne, che era già il primo italiano di sempre a correre nell’atto conclusivo della disciplina nella storia dei Giochi, chiude addirittura in 9’’80. Record su record sbriciolati, dopo quello già ottenuto in semifinale. Sul podio anche Kerley e De Grasse.

È una domenica veramente bestiale. Dopo Gianmarco Tamberi, l’atletica italiana chiude questo fantastico 1° agosto 2021 con un’altra sensazionale, straordinaria, incredibile (e potremmo aggiungere altri aggettivi simili) medaglia d’oro alle Olimpiadi di Tokyo 2020. Non è un sogno: è tutto vero. Lamont Marcell Jacobs è campione olimpico nei 100 metri piani. Non era mai capitato che un azzurro arrivasse alla finale dell’atto conclusivo della più corta e veloce gara outdoor dell’atletica leggera; figuriamoci addirittura salire sul gradino del podio più alto. Invece, è pura realtà. La storia è compiuta. Il tempo? 9’’80. Da non crederci.

Quante emozioni nel giro di pochissime ore. Prima la semifinale, dove aveva già ottenuto il record d’Europa con il suo 9’’84 (terzo tempo complessivo). E poi, l’apoteosi in finale. Una freddezza quasi germanica, una tranquillità debordante sui blocchi di partenza. Dopo la falsa partenza (e la conseguente squalifica) del britannico Zharnel Hughes, non ce n’è però per nessuno al via. Jacobs parte, accelera e domina; qualche suo contendente s’immagina (o perlomeno spera) di batterlo in volata. Ma non è così. La prima sagoma che taglia il traguardo è nettamente quella del 26enne, nato a El Paso (Texas) ma cresciuto a Desenzano sul Garda. Alle sue spalle, rispettivamente per l’argento e il bronzo, ci sono Fred Kerley e il canadese Andre De Grasse.

Ad aspettarlo in fondo alla pista c’è proprio Tamberi, fresco vincitore nel salto in alto. Dovevano trionfare insieme; dovevano portare l’Italia sul tetto del mondo. E così è stato. Jacobs si scoglie; capisce di essere ufficialmente diventato l’uomo più veloce del mondo. Capisce che ha vinto la gara più prestigiosa e più iconica delle Olimpiadi; quella più mediatica e più seguita a ogni latitudine del pianeta. E, in tutto questo, migliora di quattro centesimi il record europeo che aveva siglato un paio di ore prima nelle semifinali. Meraviglioso.

Tortu: Per un atleta italiano che corona un successo clamorosissimo, ci può essere invece un po’ di delusione per Filippo Tortu. Il 23enne milanese non riesce ad andare oltre il 10’’16 fatto segnare nella propria semifinale disputata, dove arriva settimo. Finale lontanissima, ma i margini di crescita per lui ci sono eccome. E l’obiettivo di potere arrivare, quantomeno, a dove era giunto il suo connazionale (prima del trionfo assoluto) potrà essere abbastanza tranquillamente alla sua portata in occasione di Parigi 2024.

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