Born in the USA

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Gli Stati Uniti e il Calcio: un binomio piuttosto particolare. Mentre in tutto il mondo si pratica calcio in ogni spazio, in America non sfonda. Gli sport nazionali sono due: il basket e il baseball. Ma nel 1988, al culmine dell’era Reagan, Henry Kissinger, il più importante diplomatico del ventesimo secolo, annunciò che gli Stati Uniti avrebbero ospitato il Mondiale sei anni dopo.

La data d’inizio è fissata al 17 Giugno 1994, si inizia a Chicago con una stratosferica cerimonia di apertura con Diana Ross protagonista, a cui fanno battere un rigore che fallisce miseramente da non più di tre metri.

Il rigore fallito da Diana Ross

Le favorite sono sempre le solite: il Brasile di Romário, l’Italia di Roberto Baggio, l’Argentina di Batistuta e Maradona. A queste si aggiungono l’Olanda, seppur priva di Gullit e Van Basten e la solita Germania. L’outsider del torneo è la Bulgaria, guidata dal controverso fenomeno numero 8: Hristo Stoičkov.

Dalle nostre parti gli occhi sono puntati su due elementi: Arrigo Sacchi, alla prima esperienza internazionale sulla panchina degli azzurri e Roberto Baggio, che se non è il più forte giocatore italiano di sempre, trovatene uno voi.

Il girone è un’agonia, anche se l’ultima volta aveva portato bene. Debuttiamo contro l’Éire di Jackie Charlton al Giants Stadium. È indubbiamente la partita della vita per il padre del Rock moderno americano, Bruce Springsteen. Il Boss ha origini irlandesi da parte del padre, mentre la famiglia della madre viene da Vico Equense, non lontano da Napoli. Tutti i suoi più grandi concerti indovinate dove li ha fatti: sì, proprio al Giants Stadium.

Prima partita, primo passo falso. L’Eire vince 1-0. La seconda è contro la Norvegia: obbligati a vincere, dopo venti minuti un fuorigioco mal eseguito obbliga Pagliuca all’uscita disperata: parata fuori area: rosso.

Sacchi non ci pensa un attimo, fuori Baggio, dentro Marchegiani. Roberto esce sconvolto, dando, giustamente del pazzo a Sacchi.

Baggio esce dando del pazzo a Sacchi

Come se non bastasse, a inizio ripresa perdiamo anche Capitan Baresi per il resto del mondiale. Alla fine la risolve l’altro Baggio, Dino. Contro il Messico è decisiva: Provvidenza Massaro apre, Bernal pareggia. 1-1, si va a Boston, si va agli ottavi,

A Boston ci aspetta la sorpresa del torneo, la Nigeria di Jay Jay Okocha che dopo meno di mezz’ora passa avanti. Quel pallone non vuole entrare in nessuna maniera. Il cronometro scorre velocissimo, siamo ad un passo dalla sconfitta, quando Roberto Baggio apre il piatto destro e fa 1-1. Nel celeberrimo “Santo Dio era ora” liberatorio di Sandro Ciotti è racchiusa tutta la sofferenza di un popolo incollato davanti ad uno schermo. Ai supplementari ci pensa ancora il Numero 10, stavolta dagli 11 metri. Si vola ai quarti ed è subito un’altra Italia: entra la consapevolezza di poter arrivare fino in fondo, trascinati dal fenomeno col codino.

Roberto Baggio regala la prima gioia all’Italia

Sempre a Boston, quattro giorni dopo, ci aspetta la Spagna. Stavolta ci pensano il destro telecomandato di Dino Baggio e, tanto per cambiare, il Genio di Caldogno che si prende il lusso di saltare Zubizarreta.

Si torna a East Rutherford, ancora una volta al Giants Stadium. Di fronte a settantamila persone Baggio e Stoičkov si giocano un posto in finale. Al Divin Codino bastano quattro minuti per tirare fuori due gioielli e spedire i suoi sull’altra costa per giocarsi il quarto titolo mondiale. Nel momento più bello, la sfortuna fa capolino: fra sessantesimo e settantesimo due sciagure colpiscono gli azzurri. Costacurta spende l’ennesima giallo del mondiale, ma stavolta è obbligato a saltare la finale, mentre Baggio si sente tirare un muscolo e chiede il cambio.

Ancora una volta la decide Roberto Baggio, portando gli Azzurri in finale dodici anni dopo.

Sotto il sole cocente di Pasadena, Italia e Brasile si giocano il loro quarto titolo mondiale. Fino ad allora, però, non era stato un grande Brasile: dopo due brutti mondiali, il ct Parreira (un personaggio pazzesco, vi basti pensare che ha portato 5 squadre ai mondiali, girando mezzo mondo) schiera una squadra relativamente difensiva pur mantenendo il 4-2-2-2. Il pericolo maggiore, però, è davanti: O Baixinho Romário e Bebeto vengono preferiti al baby fenomeno del Cruzeiro, tale Ronaldo Luís Nazario de Lima, di cui abbiamo già parlato e ne riparleremo sicuramente in futuro.

Sacchi nel frattempo recupera, non si sa come, Franco Baresi. Franco è l’uomo più importante della retroguardia, è il centrale che gioca qualche metro indietro rispetto all’altro ed ha le chiavi della difesa e non a caso è il capitano. E Baggio? Arrigo sa che gli basta un cenno per schierarlo. E il cenno arriva.

Per esigenze televisive (ricordatevi che siamo negli USA) la partita si gioca alle 12:30 ora locale sotto un caldo infernale e un’umidità del 70%, e saranno 120 minuti di una noia mortale.

Si decide per la prima volta ai rigori: parte Baresi che spara alto.

Baresi cade in ginocchio dopo il rigore sbagliato

Lui, che aveva fatto di tutto per esserci, apre la serie di rigori con un errore. Poco male, Pagliuca para su Márcio Santos e si continua in parità, finché Taffarel non intercetta il rigore non bellissimo di Massaro. Dunga non sbaglia e la Seleção è ad un gol dal quarto titolo.

Tocca a Baggio, l’uomo più atteso, l’uomo che ha trascinato l’Italia fino alla finale. È sfinito, cammina a fatica dopo aver corso due ore sotto il sole cocente della California: tira forte ad incrociare alla sua sinistra, Taffarel si tuffa a destra, ma il pallone si alza troppo. Alto. Narra la leggenda che quel pallone sia stato alzato da Ayrton Senna, idolo di tutti i Brasiliani rimasto fisicamente alla Curva del Tamburello di Imola, ma sempre vivo nella memoria di tutti. E pensare che, il mondiale finisce allo stesso modo in cui era iniziato, con una star mondiale che sbaglia un calcio di rigore.

Per la prima volta in carriera, Baggio spara alto un rigore.

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