Faccetta Nera

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31 Ottobre 1922: Re Vittorio Emanuele III incarica Benito Mussolini di fare un nuovo governo. Fin qui non ci sarebbe nulla di strano, è una pratica ancora oggi in uso, che va avanti dai tempi di Cavour, se non fosse che Mussolini non è stato votato da nessuno. Ha chiesto, in maniera più o meno garbata, e ottenuto la poltrona più importante d’Italia, che non lascerà fino alla fucilazione.

Inizia così il periodo più nefasto della storia Italiana: un ventennio interminabile di dittatura fascista. La propaganda, strumento preferito da questo tipo di governo, si basava, fra le altre cose, sullo sport, in particolar modo sul calcio. A detta di tanti, se nei decenni successivi l’Italia si consacrerà fra le squadre più rinomate del panorama calcistico internazionale, lo dobbiamo alla spinta data dal Duce.

Ma facciamo un salto in avanti: nel 1928, dopo oltre vent’anni di tante chiacchiere e pochi fatti, Jules Rimet ed Henry Delaunay decisero di organizzare un torneo di calcio aperto a tutte le nazioni del mondo. L’Uruguay, reduce da due ori olimpici, vince all’unanimità la selezione per ospitare il primo, storico Mondiale. L’Italia, che avrebbe voluto organizzare la kermesse, decide di non partecipare, quasi per ripicca.

La locandina del primo, storico, mondiale.

Quattro anni dopo, tocca a noi. Siamo nel pieno dell’epoca Mussolini, tant’è che, nel Marzo antecedente ai Mondiali, decise di valutare il consenso del popolo, indicendo delle elezioni. Il risultato parla chiaro: il 99,85% ha votato sì; cosa ha spinto quelle poche migliaia di persone a votare No, difficilmente si potrà saperlo.

Tornando al calcio: il Mondiale lo vincerà ovviamente l’Italia, ma ovviamente non mancheranno le polemiche per l’arbitraggio, ritenuto fin troppo di parte. Narrano i giornali di allora che il signor Eklind, arbitro della finale, abbia avuto un colloquio personale con Mussolini e che, prima di entrare in campo, abbia reso omaggio alle autorità in camicia nera presenti in tribuna.

I giocatori salutano il Duce, comodamente seduto nelle tribune dell’ Olimpico

Prima di rivedere un Mondiale passano i canonici quattro anni, nel mentre Mussolini conquista l’Etiopia come se fosse un territorio del Risiko e stringe una forte amicizia con colui che ha come hobby quello di sterminare mezzo mondo, cioè Hitler. Per festeggiare la campagna in Abissinia, Renato Micheli compose Faccetta Nera, una delle canzoni simbolo del regime. La canzone, musicata da Mario Ruccione, celebra l’unione del popolo italiano con quello abissino e inneggia alla liberazione della schiavitù, attuata dal governatore italiano. In Europa, intanto, soffiano venti di guerra: l’Austria viene inglobata dentro il nascende Impero Nazista, in Italia e in Germania vengono promulgate le leggi razziali e la Spagna è insanguinata da tre anni di guerra civile. Non va meglio all’Unione Sovietica, dilaniata dalle purghe di Stalin.

In questo clima piuttosto agitato, la Francia (che cadrà in mano nazista a breve) ospita la terza edizione dei mondiali. Fra il Mondiale del Duce e quello Francese, si collocano le Olimpiadi di Berlino 1936, quelle di Jesse Owens, con gli atleti obbligati a salutare il signore coi baffi in tribuna, come piace a lui.

L’Italia, stavolta, parte da super favorita ma deve cancellare le polemiche sorte dopo il mondiale casalingo: nessun problema. Ci pensa Vittorio Pozzo, che convoca i migliori calciatori a disposizione, capitanati da Peppìn Meazza, il più grande calciatore italiano di sempre dopo (ma questo è un parere del tutto personale) Roberto Baggio.

Gli Azzurri sono degli schiacciasassi: abbattono la Norvegia agli ottavi e poi superano i padroni di casa ai quarti.

In semifinale c’è il primo grande Brasile, quello di Leônidas, centravanti da 600 gol in carriera: apre Colaussi, che disputa un Mondiale straordinario e Meazza raddoppia, segnando uno dei rigori più celebri della storia del calcio.

La finale è senza storia: due doppiette, una di Piola e l’altra di Colaussi, piegano la grande Ungheria. L’Italia cancella le polemiche e, almeno per un attimo i rancori politici. Tutta l’Italia è unita, pronta a calare il tris quattro anni dopo. Ma il Mondiale del ‘42, ovviamente assegnato alla Germania Nazista, non verrà mai disputato perché il 1 Settembre 1939 le truppe di Hitler invasero la Polonia, dando inizio al secondo, tragico, conflitto mondiale.

Gli Azzurri di Vittorio Pozzo festeggiano il loro secondo titolo mondiale

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