L’intricato caso di Alex Schwazer: dall’oro olimpico all’oblio

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Alex Schwazer, 36 anni, nella sua carriera un prima fatto di successi, culminati con la vittoria dell’oro alle Olimpiadi di Pechino 2008, e un dopo oscuro per una brutta storia di doping. Nel 2012 ammise di aver fatto uso di sostanze proibite, nel 2016 venne trovato di nuovo positivo ma ingaggiò una battaglia legale per dimostrare la propria innocenza. L’ha vinta e sogna di partecipare a Tokyo 2020 ma i vertici della federazione mondiale non gli fanno sconti. Ripercorriamo tutte le tappe del marciatore azzurro, ma partiamo dalla fine: giovedì 18 Febbraio 2021. Il Gip del tribunale di Bolzano dispone l’archiviazione del processo penale ai danni di Alex Schwazer, accusato di doping. Tutto, però, era cominciato molto prima.

La prima positività

Era il 6 Agosto del 2012 e la spedizione Azzurra si preparava a raggiungere Londra in occasione dei Giochi Olimpici. «Positivo all’eritropoietina», l’esito delle analisi. L’Epo, per utilizzare un acronimo più conosciuto, è ritenuto una sostanza proibita. Automatica l’estromissione dalla comitiva italiana. In lacrime l’alto-atesino ammetterà di averne fatto uso “per essere competitivo come gli altri”, nel corso di una conferenza stampa poi diventata storica. E così anche l’oro conquistato, appena quattro anni prima, in occasione dell’Olimpiade di Pechino, perde improvvisamente di peso e valore, anche se Schwazer farà di tutto per tenerselo stretto, dimostrando di essersi presentato al via “pulito”, almeno in quell’occasione. Congedato dall’arma dei Carabinieri, nel 2013 viene squalificato per 3 anni e 6 mesi.

La “storica” conferenza di Alex Schwazer nella quale ammise di aver fatto uso di Epo

Il ritorno nel 2016

Schwazer non si arrende, punta all’Olimpiade di Rio, torna ad allenarsi e sceglie il guru Sandro Donati – in prima linea nella lotta contro il doping – per mostrare al mondo che vuole voltare pagina. Lo reintegra la Nazionale, anche perché i tempi del marciatore alto-atesino sono da brividi: l’8 maggio del 2016, a Roma, trionfa nei 50 chilometri di marcia con un crono pazzesco (3h39’). Nonostante tutto, la notizia del reintegro non viene affatto presa bene da Gianmarco Tamberi che lo attacca apertamente “Vergogna d’Italia, squalificatelo a vita, la nostra forza è essere puliti, noi non lo vogliamo in nazionale”.

Il saltatore azzurro Gimbo Tamberi ed Alex Schwazer

Ancora positivo

Il momento magico con vista Rio de Janeiro dura però davvero poco: il 22 Giugno 2016, la Gazzetta dello Sport rivela la nuova positività dell’alto-atesino. Un nuovo controllo a sorpresa della IAAF (all’epoca si chiamava così l’Associazione internazionale delle federazioni atletiche) effettuato a Gennaio a Vipiteno, fa emergere una quantità troppo alta di anabolizzanti e steroidi. Non il primo caso – soprattutto nel mondo dell’atletica – e neanche l’ultimo. Peccato che il marciatore sia recidivo e reoconfesso, le analisi di Luglio poi confermano tutto: è di nuovo doping. Questa volta però Schwazer non ammette alcun tipo di colpa. Anzi, vuole essere scagionato da questa storia e tornare a correre. Si inizia a parlare di complotto.

Il titolo riservato in prima pagina ad Alex Schwazer, dalla Gazzetta dello Sport

La nuova squalifica

Il 18 Luglio 2016 il TAS di Losanna decide di sospendere la pena, offrendo un’udienza straordinaria: da una parte la IAAF e dall’altra Schwazer e i suoi legali. Il 10 Agosto arriverà la condanna: a ridosso della 20 chilometri dell’Olimpiade di Rio, il TAS sentenzia 8 anni di squalifica per Alex, dando ragione alla IAAF. Tradotto, carriera finita.

Schwazer in lacrime durante una conferenza stampa

L’archiviazione ed il sogno Tokyo

Pochi giorni fa, il riscatto. Il GIP del Tribunale di Bolzano, Walter Pelino, dispone l’archiviazione del procedimento penale per Schwazer, per “non aver commesso il fatto”. La Fidal chiede aiuto al Parlamento italiano, Alex in tutto questo continua ancora ad allenarsi, per la World Athletics (ex IAAF) e la Wada (agenzia mondiale antidoping) invece non c’è niente da fare, l’italiano non tornerà a marciare. Proprio quest’oggi il Direttore Generale Wada, Olivier Niggli, ha commentato l’ordinanza d’archiviazione affermando:

Trovo l’ordinanza chiaramente diffamatoria nei nostri confronti oltre che basata su affermazioni senza evidenza scientifica. Siamo stati invitati a intervenire come parte civile in una vicenda in cui eravamo estranei perché il magistrato capisse se Schwazer andava processato o no. Abbiamo fornito le consulenze richieste, ci aspettavamo una decisione sintetica, in un senso o nell’altro, non 87 pagine che ipotizzano un complotto internazionale con prove di fantasia”.

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